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Finalmente domenica... Computer, aria condizionata, la prospettiva di una passeggiata pomeridiana e i ricordi di una buona cena la sera prima: sì, perché qualche settimana fa abbiamo scoperto che vicino casa nostra (ma vicino nel senso di 500 metri), si trova uno dei famosi Poporoya, i localini giapponesi dove è impossibile prenotare ma è garantito buon cibo e cordialità nel servizio. Avevamo provato Shiro, insieme a Kja e Leo, e ci era piaciuto moltissimo; proprio lì di fronte, in via Eustachi, si trova un altro Poporoya, dove trovare un posto è praticamente impossibile. E invece, sarà perché non si trova in centro, sarà perché andiamo in orari da nonnetti affamati (alle 20.00 puntuali lì davanti), sarà perché il nostro Poporoya possiede anche un gazebo con dei tavolini fuori sul marciapiede, noi arriviamo e aspettiamo al massimo 10 minuti. Ieri sera nemmeno quelli, ma perché da esperti avventori avevamo individuato i possibili clienti del locale già in metro e li abbiamo dribblati con astuzia lungo le scale e per la strada...
Il menù offre principalmente preparazioni con riso, pesce e carni, e pochissime con udon e ramen (che invece ci mandano in sollucchero!). Appena ci si siede, viene servito un piccolo antipasto offerto dalla casa, che consiste in salmone impanato e fritto, marinato in una salsetta agrodolce (buonissimo e leggero). Tra gli antipasti, abbiamo provato il Kaisen sunomono, ossia pesce alghe e polipo marinato nell'aceto di riso (il prefisso su significa appunto aceto): una portata fresca e saporita, accompagnata dal poco sopportato zenzero, ma buona che ti viene voglia di berti il sughetto che condisce il pesce. Secondo antipasto: i classici Gyoza, ossia ravioli con pasta sottile e con un interno di verdure miste, da pucciare in un misto di salsa di soia, aceto e olio piccante... Per una ricetta attendibile, vedete qui. Ieri abbiamo poi provato due varianti di uramaki (ossia involtini di riso per sushi arrotolato al contrario, con il riso fuori e l'alga nori e altri ingredienti posti all'interno): gli spicy-maki (riso, alga, salsa piccante e tonno) e dei fantastici maki con salmone, cetriolo e uova di salmone, cosparsi di sesamo. Nella mia cena giapponese un piatto che non può mai mancare è il Chirashi: una mia collega di lavoro me lo ha fatto scoprire e da allora è uno tra i miei cibi preferiti. Il Chirashi che servono al Poporoya è una della possibili varianti del piatto (a seconda delle zone del Giappone, infatti, cambiano i condimenti e lo stesso riso, condito o lasciato al naturale), e, da quello che ho letto, è quella che preferisco: pezzi di tonno, salmone, pesce bianco, gamberi, frittatine dolci vengono appoggiati su una ciotola di riso acetato e condito con pezzettini di avocado e frammenti di pesce crudo. Uno spettacolo! E tra tutti i Chirashi che ho provato, questo ha indiscutibilmente il pesce più fresco e tenero... Non poteva mancare il sushi: noi l'abbiamo provato anche nella versione wasabi-free (ma perché il wasabi proprio non lo sopportiamo), ed entrambe sono ottime, con pesce fresco e riso filologicamente perfetto. Una bontà. Fabrizio ha assaggiato anche gli Zaru Soba con tempura: soba freddi con alga nori, accompagnati da salsa tsukejiru (dashi, soia, mirin zucchero e katsuoboshi) in cui intingere i soba, con piattino di porri e zenzero. Questo piatto non ci ha fatto proprio impazzire... sarà stato l'impatto con i soba freddi, sarà che i soba non sono tra i piatti preferiti... Però la tempura era croccante e saporita.
Tanto per essere chiari, non abbiamo mangiato tutto questo in un'unica cena: so che il dubbio poteva sorgere, data la capacità inusuale dei nostri stomaci di dilatarsi per accogliere cibo e cibo e poi altro cibo... No, abbiamo cenato due volte al Poporoya e una volta siamo andati a prendere la cena servendoci del loro servizio di asporto (chiami, prenoti, gli dici a che ora passi e vai a prendere le portate). Qualcuno avrà anche notato che per la prima volta sembriamo consapevoli del cibo giapponese che mangiamo... è perché abbiamo comprato un bellissimo libro: Il Giappone in cucina, di Graziana Canova Tura, ed. Ponte alle Grazie. Una ricchissima fonte di notizie sulla cucina e sulla cultura giapponese, con decine di ricette semplici e più complesse, con indicazioni precise sugli ingredienti e sulle cotture, il tutto esposto con uno stile divulgativo e semplice. Insomma, un libro bello da leggere anche a prescindere dalla sua utilità!
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