|
Questo è il racconto di una cena perfetta. Senza sbavature, senza un errore, senza gusti assordanti o inesistenti, senza una pecca nel servizio. Ci aspettavamo che a offrirci questo piacere fosse il Raco: invece a farlo è stato l'Hisop, un ristorantino senza una stella, conosciuto ma senza nomi roboanti, eppure uno dei luoghi più piacevoli dove ci è mai capitato di mangiare.
Questa volta abbiamo la fortuna di essere serviti da Susanna, cameriera italiana ma che probabilmente vive a Barcellona da secoli, visto che il suo italiano è perfetto ma intriso di vocaboli spagnoli che le escono automaticamente: si corregge, ma ci capiamo perfettamente, e questa volta sappiamo (quasi) tutto quello che abbiamo mangiato.
Iniziamo con una degustazione di olio: due tipi, entrambi ottenuti dalla lavorazione dell'oliva Arbequina (grazie Angie!), il primo dell'anno scorso e il secondo novello, accompagnati da ottimi panini a scelta tra quelli con le cipolle, olive, noci e semplici. Un olio profumato e saporito, che ci accarezza morbidamente il palato.
Arriva il primo appetizer: vongole alla piastra con spuma di vaniglia. Un connubio semplice e davvero buono.
Continuiamo con un bocconcino di baccalà, con bon-bon di un brodo che Susanna ci spiega essere tipico catalano accompagnati da un fungo essicato simile al porcino (?). Buonissimo.
La cena prosegue con un piatto davvero notevole: una fetta di foie gras con gelato al litchi cosparso di sesamo nero, seduto su una salsa all'uva passa accompagnato da un'insalatina. Ottimo: io apprezzo il foie gras anche a cucchiate semplici, ma mitigato così lo rende un piatto completo e interessante.
Arriva il piatto del giorno: merluzzo alla piastra con emulsione e scaglie di tartufo, gelato al burro e noci, la "trombetta della morte" e un altro tipo di fungo su "salsa fins" (forse...), che Susanna ci spiega essere un tubero lungo e nero (sembra minaccioso, ma cosa è secondo voi?). Il merluzzo era morbidissimo e la terra del tartufo e del fungo lo rendeva una goduria, da leccarsi il piatto.
Siamo quasi alla fine: Susanna ci porta del cervo con salsa al cacao, zenzero accompagnato da due sfere dense di mandarino, carote e verdure. Eccezionale anche questo, cominciando dalla cottura del cervo, quasi al sangue, per finire con le due salse che si sposavano benissimo con la carne e l'una con l'altra.
Concludiamo il pasto con una selezione di formaggi, vaccini e caprini accompagnati da una gentilissima cotognata: tra questi formaggi, uno olandese con carote: chiunque lo conosca, mi dica come si chiama che me ne sono innamorata!
A questo punto arriva il pre-dessert: un mojito poco alcolico con infusione di rum e menta e sorbetto di lime. Un "dolce" divertente e leggero.
Finiamo - questa volta davvero - con il dolce: pan di spagna al cioccolato cotto al vapore con sorbetto di rabarbaro speziato al fiore del pepe di Sechuan con topping al caramello e - udite udite - spuma al peperone giallo. Una commistione deliziosa: un dolce delicato e ricco di profumi.
Una scia: insieme al caffè - brutto - ci portano la piccola pasticceria: delle provette con dentro un cocktail che non ricordiamo, e dei chupitos di cioccolato e cocco.
|