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Chiudiamo la nostra visita di Barcellona con Pinotxo: il simpatico, smaliziato, rapido Pinotxo (il titolare si chiama Juanito, ma noi lo chiamiamo così) che presiede da anni il suo chioschetto al bellissimo mercato della Boqueria. Ci eravamo ripromessi di andarci dal nostro primo viaggio a Barcellona, ma questa volta la gastroenterite mi ha risparmiata (almeno quel giorno, perché invece l'ultimo mi ha costretto in albergo a mangiare Jamon Iberico... Non vi faccio un po' pena?).
Pinotxo si trova all'ingresso della Boqueria, sulla destra a pochi metri dal corridoio centrale: è piccolissimo, all'apparenza lurido e affollatissimo. Ci sono pochi sgabelli, tutti occupati, e ci tocca fare la fila, fortunatamente con poco imbarazzo degli avventori che saranno abituati a desinare con persone che li considerano degli affamati cronici che mangiano troppo, che li fulminano con lo sguardo se ordinano anche solo un caffè e che li studiano la loro masticazione nei minimi dettagli. Non puoi fare altro, se non prendere dimestichezza con le nuche dei clienti. Nel frattempo studiamo i piatti: ovviamente non esiste un menu in un posto spartano come questo (è già tanto che corredino il piatto con delle posate): l'unica soluzione è farsi recitare il menu a voce, col rischio di trovarsi nel piatto un fico fritto con fegatini affogati nel sanguinaccio, visto il nostro spagnolo carentissimo, e noi non vogliamo azzardare così tanto. Spiamo i piatti altrui, e ormai questi altrui dovrebbero odiarci, ma i clienti di Pinotxo, come molti catalani incontrati, sembrano essere in pace con se stessi e con i mangioni come noi. Spiamo e chiediamo il nome dei piatti, memorizziamo e quando arriva il nostro turno li ordiniamo.
Quando ci sediamo Pinotxo ci porge delle tovagliette nere, due piatti e ci getta, un po' a caso, posate e pane: ordiniamo un piatto di Navajas (cannolicchi) che vengono assassinati da vivi direttamente sulla piastra, insieme a qualche liquido misterioso. Buonissimi. Continuiamo con dei magnifici Chipirones (calamaretti) con fagioli bianchi: senza tanta poesia, la scatola di fagioli precotti viene aperta davanti ai nostri occhi, e nello stesso modo il piatto viene asperso di topping "al sapore di aceto balsamico": il pesce però è freschissimo, e l'abbinamento calamaretti/fagioli è godurioso. D'ora in poi, Chipirones diventa la nostra parola-gioco del giorno. Mangiamo dei funghi (quali, boh), cotti in umido, vanno bene. Concludiamo con dell'onesto capretto impanato e fritto, così per rendere omaggio all'amore che ha trasportato Fabrizio verso il KFC a Parigi...
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Mangiare da Pinotxo, in un mercato come quello della Boqueria, è un'esperienza culturale interessantissima: ti permette di osservare le abitudini mangerecce degli avventori da vicino-vicinissimo, di conversare con i clienti in fila in modo rilassato, di avere un contatto con il titolare e con il cibo in modo molto spontaneo. Dal punto di vista culinario, è onesto e non fa di più di quello che mostra (e non di meno, visto che i nostri stomaci non hanno subito colpi sinistri): pesce e prodotti freschi del mercato e il problema di cotture più lunghe o elaborate viene risolto aprendo una scatola di latta. Va bene anche questo, se poi si sta bene in quel posto. E noi siamo stati benissimo.
(Non oso immaginare un posto come questo a Milano, e non mi azzardo a pensare ai sistemi perversi che i meneghini potrebbero usare per ordinare le fila e gli appetiti. Forse qualcosa come un: "TU MANCIAAAAA?!?" di fantozziana memoria...) Conto finale: 47 €.
Pinotxo All'interno del mercato de la boqueria Plaça de la boqueria A sinistra della Rambla Capuxins, andando verso Plaça Catalunya, all'altezza dell'89 bis Barcellona http://www.boqueria.info/Esp/index.php
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