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Lunedì nel primo pomeriggio siamo arrivati all'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, abbiamo preso la nostra macchina a noleggio e siamo partiti per la Bretagna, 400 km davanti che si sono srotolati lentamente, una manciata alla volta, sotto un cielo immenso mai visto, un cielo senza delimitazioni, pieno, esteso, saturo di luce. Il cielo è dappertutto, finalmente, dopo mesi di cui abbiamo visto solo pezzetti sagomati, metri quadri, angoli rubati, ora è tutto di fronte a noi (e non c'è foto che renda).
 Mont Saint Michel
Facciamo una sosta in Alta Normandia, dove all'interno dell'autogrill troviamo nientedimeno che un Paul, che ci sfama con un meraviglioso panino con semi di papavero ripieno di coppa e salsina alla senape. Prendiamo anche un macaron: quelli di Paul non hanno nulla della delicatezza, della fragilità propria dei macaron (quelli di Hermè e di Aoki, ad esempio), questi sono dei panini di meringa e ganache. Lo assaggio, e rimango sorpresa: ricordavo che i macaron non mi piacessero, eppure questo lo divoro. Bisogna approfondire la questione, penso. (L'abbiamo approfondita con tutto il catalogo di Aoki!)
Sempre all'interno dell'autogrill c'è un divertente distributore di zuppe: ai pomodori, verdure, funghi, costano 1.50€ l'una e io non ho il coraggio di assaggiarle.

Ma il Bar a Soupes non era un altro? 

Arriviamo verso le 21.00 a Saint-Malo, dopo aver visto la sagoma inconfondibile di Mont Saint Michel lungo la strada (la vedremo dal vero qualche giorno dopo), disfiamo le valigie e andiamo a cercare un locale che ci dia da mangiare. Nulla, tutti i posti sono chiusi, un ristoratore ci spiega che chiudono tutti alle 22.30 per via della legge sul lavoro che riduce l'orario a 35 ore settimanali, dopo le quali scatta la retribuzione di straordinari che loro non possono permettersi di pagare. Ci consiglia di spingerci all'interno delle mura, verso il centro di Saint-Malo, ma siamo stanchi, e ripieghiamo verso l'albergo dove ci dividiamo un mezzo paninetto di Paul. Un nostro amico qualche giorno dopo ha ipotizzato che ci stesse prendendo in giro, fatto sta che per tutta la nostra permanenza in Bretagna alle 19.30 eravamo puntuali seduti a tavola!
 Dinan
La mattina facevamo colazione in un baretto al centro di Saint-Malo, dove il mercoledì si è svolto il mercato cittadino: non lo abbiamo visitato perché volevamo raggiungere Mont Saint Michel prima dell'ondata di persone (impresa inutile, la folla è endemica al posto), e nemmeno abbiamo fatto foto, ma siamo rimasti basiti di fronte a questi vecchietti bretoni che si presentavano alle porte del mercato muniti di ceste di paglia e di vimini, tutti! Una signora aveva addirittura un enorme carrello di vimini con le ruote.
Lì ci siamo chiesti se siano nati prima i bretoni o l'immagine della Bretagna.
 Dinan
Insieme al cielo, la caratteristica sorprendente della Bretagna è la marea, roba che la sera cammini sul molo dove alle 22.00 c'è ancora luce e c'è il mare e la mattina ti svegli e trovi una spiaggia immensa, umida, vedi isole che diventano terraferma, barche che si inclinano sulla spiaggia perdendo l'equilibrio, una sabbia effimera che dura solo un giorno.


I paesi della Bretagna che abbiamo visitato ci hanno parecchio delusi: Dinan che è stata incellofanata e rimpita di bandierine per i turisti, Dinard che non dice nulla, Cancale che è un porto triste. Saint-Malo fa eccezione, viva e pulsante. I paesaggi sono meravigliosi, e forse bisogna spingersi verso la punta della Bretagna per apprezzarla ancora di più. Noi avevamo pochi giorni, prima di tornare a Parigi.
Cosa abbiamo mangiato in quei giorni nonostante le 35 ore? Nel prossimo post!
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