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A Saint-Malo, in pieno centro, in una stradina un pochino defilata, di quelle tranquille dalle belle vetrine eleganti, c'è una piccola creperia, Le Petit Crepier (il piccolo venditore di crepes). In estate c'è qualche tavolo fuori, altrimenti ci si siede dentro dove l'aria condizionata non c'è ma non è un problema, con l'aria fresca che proviene dal mare. I ritmi nella creperie sono lentissimi: c'è una sola signora, che serve e prende le ordinazioni (saranno una trentina di coperti), parla a bassa voce, è gentile, ci parla in un francese dolce e all'occorrenza improvvisa uno stentato inglese per ringraziarci della nostra presenza e augurarci buone vacanze. L'attesa non ci disturba, la Bretagna è un luogo davvero rilassante, dove sembra non esista spirito di sopraffazione, e anche il pensiero tutto italiano che l'altro stia lì lì per fregarti, gettarti fuori strada, prendere il tuo posto nella coda viene meno. Il posto serve unicamente galette, ossia delle crepes a base di farina di grano saraceno, e crepe dolci: con carne, pesce e verdure le prime, e gourmandes, al miele, classiche o con il gelato le seconde. La prima sera scegliamo una Galette St Jacques sur fondue de poireaux: i porri sono saltati in padella e mescolati con qualche goccio di panna, le capesante sono cotte alla perfezione, morbide, succose, e la galette è eccezionale. Io, in astinenza da carne, scelgo la Galette andouille de Bretagne à la confiture d'oignons: una galette semplice con il ripieno, di marmellata di cipolle rosse, meno dolci di quelle italiane, e di andouille, un tipo di salsiccia bretone che utilizza intestino e stomaco del maiale. Andouille significa anche stupido, incompetente in francese: sempre secondo wikipedia poi, dall'andouille discenderebbe la Nduja calabrese, con cui però non condivide la piccantezza. Cmq, l'andouille è ottima, vista intera nella sua dimensione originaria di salsicciotto non ha un aspetto eticamente accettabilissimo, ma è buona.
Come dolci per entrambi una crepe caramel au beurre salé en chaud et froid: una crepe perfetta, con caramello al burro salato in caldo a farcire la crepe e in freddo come gelato a decorare la crepe, con croccante di noccioline. L'apoteosi della crepe... Sarà anche la scoperta di quel caramello salato, tipico della Bretagna, mai sentito prima e subito diventato una droga.
Torniamo la seconda sera, e Fabrizio riprende la galette coi porri e le St Jacques, gli era piaciuta troppo. Per me invece una galette nuova, con Gesiers de canard confits e vinaigre de framboise: la galette accoglie un ricco piatto di misticanza, con ventrigli di anatra confit e vinaigrette di lamponi a condire il tutto. Magnifica anche questa.
Come dolci, beh, è un capitolo imbarazzante. Diciamo che con le nostre ordinazioni abbiamo contribuito alla ridefinizione del tipico turista italiano nell'imaginario della Bretagna (ma anche a Parigi abbiamo dato il nostro contributo). Pensavamo fossero semplici crepes, invece al nostro tavolo arrivano, lentamente, un bicchiere gigante contenente una crepe a forma di cono farcita per Fabrizio, e per me una crepe cilindrica sul cui fondo era adagiato un tortino di cioccolato fondente e zenzero. Il cono di Fabrizio, tanto per rimanere leggeri, era farcito con cioccolato, biancomangiare, groseilles (ribes) e glassa al cioccolato fondente. Se ordinate un cornet de crepe ora sapete cosa vi arriverà. E se lo ordinerete sapete che potrete essere facilmente additati come i soliti turisti italiani mangioni!
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