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(Siamo arrivati alla fine del nostro percorso sul caffè, con questo ultimo post che ha come autore Fabrizio, ormai quasi una guest star del blog nonostante ne sia ufficialmente il co-autore. Ma come si dice, pochi ma buoni. E' lui che vi spiega la base di tutti questi post, ossia come si prepara il caffè. Pochi gesti e qualche accorgimento che sono la base per realizzare le ricette dei Coffee Tales e soprattutto un buon caffè. Spero questa serie vi sia piaciuta, a noi ha divertito un mondo e, come dire, ci ha tenuto svegli per un paio di settimane)
Ero uno studente al secondo anno di università, ventenne e pieno di ideali. Il primo giorno nella mia nuova casa a Bologna , l'inquilino anziano si offre di farmi un caffè. Che bello, cosa c'è di meglio di un caffè per iniziare una convivenza e magari un'amicizia? Armeggia in cucina, e giunge con le fumanti tazze. Bastava l'odore di bruciato, ma niente era in confronto al primo sorso, che quasi m'accoppa. E che si fa, come gli dico che il nostro calumet dell'amicizia non riesco a mandarlo giù. Anche perché lui mi guardava sorridendo orgoglioso... Grazziaddio grazziaddio il Signore del caffè gli fa squillare il cellulare in cucina. Appena mi dà le spalle verso la tazzina per intero nel vaso col povero ficus. Il ficus morì di lì a poco, e lui mi è sempre stato un bel po' sull'anima, diciamo. Ma visto che sono uno scienziato, "chebbuono - gli faccio poi - ma come lo fai?". E mi spiega tutto orgoglioso che lui lascia passare un filo di acqua sopra il filtro, "per essere sicuri che ci sia abbastanza acqua". E poi mette massimo due cucchiaini di caffè, "per essere sicuri che non si pressi". Ecco, adesso non dite che questo è un post inutile.
1. La parte più bella del caffè, è quando finisce. Tocca allora prendere la nuova confezione, e aprirla con uno scatto netto della linguetta o con un colpo secco di forbici, e sentirne l'aroma potente che si libera per la prima volta. Una goduria da gustare con le persone più care. Dopodichè, versato in un contenitore ermetico e opaco, va conservato in frigo. Andran bene i 20 gradi, ma non voglio bere un buon caffè solo in primavera, e il frigo dà una bella mano.
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2. La moka - Bialetti - la si lava sotto acqua corrente. Mai e poi mai si usino detersivi, al massimo per l'esterno, ma possibilmente astenersi. Ci sono i cultori che li tengono ma noi con un coltello leviamo i residui di polvere di caffè dal retro della testa e dalle scanalature della vite. Si mette l'acqua nella base. C'è chi guarda la valvola, noi versiamo in modo che fuoriesca dal filtro e poi ne togliamo poca per volta in modo che il livello sia subito sotto il filtro. Mai e mai e mai lasciare che l'acqua vada a contatto col caffè. Mai.
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3. Il caffè - Mekiko - nel filtro va messo in gran copia. Sìsì, si presserà avvitando la testa della moka, la cosa non vi deve turbare. Non abbiamo mai pesato quanto ne mettiamo, ma l'aspetto dovrà essere pressappoco questo. Anche un filino di meno, ma senza perdere l'effetto collinetta entusiasta.
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4. Si avvita stretto stretto, e si mette sul fuoco, basso. O alto, ma pronti a abbassarlo al minimo quando il caffè starà per uscire. Meglio tenere il coperchio alzato e osservare. Il liquido nero inizierà a uscire lentamente, per questo dovrà essere usato al minimo il fornello più piccolo. Farà subito quella schiuma nocciola prima intenso e poi via via più chiaro. Se tutto è andato bene, sarà tutto uno schiumare fino alla fine, quando inizierà il rumore roco. A questo punto si può spegnere a attendere gli ultimi singhiozzi. Per i maniaci, si sappia che in teoria il caffé non deve mai superare i 90 gradi. E allora, per dare una mano, appena inizia a uscire si può sollevare la moka e tenerla su una ventina di centimetri, rallentando senza fermarla l'erogazione. Pronti insomma a poggiarla nuovamente se minaccia di fermarsi. La crema sarà più intensa, e i borbottii finali quasi non ci saranno.
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