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La dieta sostenibile
Di Maricler (del 23/09/2009 @ 16:18:14, in Dieta, linkato 677 volte)
   
 


Da qualche tempo a questa parte vengono pubblicati diversi libri che hanno come tema la sostenibilità alimentare: vi spiegano che se mangi molta carne e di un certo tipo contrbuisci a inquinare il pianeta, che se mangi biologico devi imparare a distinguere perché c'è biologico e biologico, che se fai la spesa nei mercati dei produttori aiuti un tipo di economia più pulita. Eccetera eccetera.
Con questo, non vi voglio parlare di libri, ma della dieta che come molti di voi sanno sto seguendo: ecco, io penso che chiunque abbia scritto quei libri sia stato a dieta almeno una volta in vita sua, perché stare a dieta contribuisce a rendere il pianeta più pulito (il pianeta, il mio frigo, il mio stomaco, anche non in quest'ordine). Se vi sembra una riflessione alquanto azzardata, aspettate, leggete: come forse ricorderete, mi ero posta alcune domande sulla dieta prima di iniziarla, e ora che sono alla terza settimana ho qualche risposta che vorrei condividere con voi.

1) La dieta insegna a fare la spesa
Non so come fate la spesa voi, che soggetti umorali siete di fronte al banco dei salumi, non so se vi vengono le palpitazioni tra tomini e gorgonzola: avete una lista prima di entrare nel supermercato? Oppure lasciate che il vostro emisfero papillare vi guidi tra gli scaffali?
Prima della dieta, io entravo al supermercato con un elenco molto dettagliato degli alimenti da comprare, solo che lì per lì, ecco, come spiegarlo, mi si sconfiferava il cervello, e ogni occhio di animale, ogni goccia di latte rappreso, ogni pellicina beige del dei salami mi parlava, e mi diceva Comprami, Cucinami, Ma sai quanto starei bene al forno con un contorno di patate? Insomma, le infinite variazioni degli alimenti erano tutte lì nel loro potenziale, e io, senza una chiara idea di cosa cucinare, di quando prepararli, per quante persone, raccoglievo, mietevo, accumulavo. Con l'inevitabile risultato di spendere tanto per una spesa calcolata male, di occupare il frigo fino all'inverosimile e di far andare a male gli alimenti.
Con la dieta, ho un numero preciso e una quantità predefinita di pasti e di alimenti con cui nutrirmi (verdure a parte, che posso brucare all'infinito): per evitare il rischio di vedere il mio caos intestinale sopraffare questo schema lindo e pulito, mi sono organizzata con un paio di schemi: il primo mi scandisce i pasti settimanali (lunedì pesce, martedì legumi, mercoledì carne, giovedì salumi eccetera); il secondo mi dice cosa ho quella settimana in frigo, in dispensa e in freezer: in questo modo posso sempre sapere quali verdure ho, quali legumi in scatola, quanti yogurt ho.
Così, nel momento in cui vado a fare la spesa, so esattamente cosa comprare e cosa no, cosa mi serve e cosa è ridondante. Le tentazioni sono nemiche alla dieta, quindi addio ciccioli di maiale afferrati al volo.

2) La dieta obbliga a seguire la stagionalità dei prodotti
Diciamolo: con l'olio, del buon olio, che faccia da base per un soffritto con una cipolla dorata, una tenera carotina, più o meno qualsiasi alimento diventa commestibile e saporito. Con l'aggiunta delle varianti grasso di animale fritto, sfrigolio di burro, tanto olio che viene a galla, anche una lucertola diventa buona come una salsiccia qualunque: il fritto e il soffritto allietano le verdure, donano vivacità alle carni, solleticano i sensi e gli donano serenità.
Col soffritto, tutto è più semplice.
Con la dieta, posso usare 5 cucchiaini di olio al giorno, che sono all'incirca 15 grammi. Inutile dire che non vanno usati mai in cottura ma sempre aggiunti a crudo (cosa che a quel punto sarebbe anche evitabile da punto di vista del sapore, ma l'olio è un prezioso alleato per assimilare le proprietà nutritive degli alimenti e non va eliminato mai del tutto): cosa è la vita senza poter soffriggere nulla?
Da brava foodblogger, escogito sempre cotture particolari, uso spezie che insaporiscano, metto insieme verdure e pesci che si combinano bene anche senza essere stati unti in precedenza: perché gli alimenti così cotti siano comunque saporiti, serve che siano di stagione. Imprescindibilmente. Una melanzana a novembre sarà anche decente se ci fate la moussaka (ossia la friggete per 3 giorni, la imbalsamate con la besciamella e la sotterrate con un soffritto di carne - buonissima!), ma provate ad arrostirla e a condirla col timo e il sale. E basta. No no, gli alimenti devono essere stagionali, altrimenti, con cotture così timide, non sapranno di nulla.

3) La dieta fa risparmiare
Logica conseguenza del punto 1) e 2).
Fare una spesa programmata in base alle proprie reali esigenze e comprare solo ciò che è di stagione implica un risparmio notevole, nonostante all'inizio non appaia chiaramente: ma se mettete sulla bilancia la spesa che fate al supermercato ora (che sembra costare di più) con ciò che avete logicamente ridotto o eliminato dal vostro portafogli (il cibo spazzatura comprato d'impulso, le merendine, i gelati, gli snack mangiati senza controllo durante il giorno, i pasti fuori casa), alla fine i conti tornano, e sono positivi.

4) La dieta obbliga a ripensare la propria natura di consumatore (e consumista)
Quanti di voi effettuano periodicamente l'operazione svuotadispensa? Quanti trovano scatolette scadute, alghe mai usate, sciroppi mai aperti? Dall'altra parte: quanti sanno resistere all'acquisto di quella spezia, di quella marca di pasta, di quel riso così ben lavorato?
La dieta mi ha imposto di prendere coscienza della mia natura di instacabile consumista (di cibo): ero già abbastanza consapevole della mia debolezza rispetto alle borse, ma non sapevo di essere così fragile rispetto all'acquisto di cibo. Si chiama golosità anche quell'insieme di impulsi che, data una serie di alimenti a disposizione per l'acquisto o per il consumo, impedisce di individuarne la reale utilità, e spinge la persona a prenderli con sè, a mangiarli, ad acquistarli, a conservarli, in nome di una spinta all'accumulo che non ha molto a che vedere con la semplice necessità di mangiare. Perché alla fine il cibo serve a nutrire il corpo, ed è una verità molto banale quanto poco immediata, soprattutto per un foodblogger. 
Non voglio fare nessun moralismo né tirarmi dall'altra parte della barricata, ma imparare a gestire il cibo prima di tutto dal punto di vista nutrizionale (il divertimento, la ricerca, e anche le foto, vengono dopo, solo dopo) mi ha costretto a riconoscere che il modo in cui ho gestito il cibo finora sottostava ad altri bisogni, più egocentrici, vanitosi, ludici, che alla fame vera e propria.
Stare a dieta mi ha insegnato cosa è la fame (la fame vera, non lo stimolo nervoso), come comprare il cibo, cosa mi serve e cosa non.

5) La dieta riduce l'emissione di carburanti
Molto semplicemente, con la dieta dovete fare del movimento: iscrivetevi in palestra, se volete, tornate in piscina, arrampicatevi, oppure fate come me e camminate almeno 30 minuti al giorno. Io lo facevo già, andando a piedi a lavoro (odio la metropolitana la mattina presto, e il mio lavoro dista 4km e mezzo, distanza che si percorre in 35-45 minuti a passo svelto, e con l'I-Pod). Da qui in poi, ogni scusa è buona per non prendere la macchina e farsi una passeggiata.

E tante altre cose, che ora mi sfuggono. Per ora, in sintesi, gli unici ad essere tristi di questa dieta sono i miei amici ristoratori dove andavo a divorare l'impensabile e chiedevo pure il bis: con la dieta hanno perso per ora due tra i loro migliori clienti, ma torneremo, torneremo.
Io mi sento bene, non soffro, è sicuramente faticosa da seguire come dieta ma per ora vedo solo vantaggi, e volevo condividerli con voi: prima di iniziare la dieta ho voluto essere convinta al 100%, e in questo mi ha aiutato la mia amica Marta, che seguendo la stessa dieta ha perso più di 20kg. Se voi non avete un'amica Marta, avete me, piena di entusiasmo per questa nuova fase del mio corpo e della mia vita. Non mi smentisco, rimango una foodblogger, e un ricettario light è già in fase di lavorazione : - )

 

 

 
     
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