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Identità Golose 2011. Identità golose anche quest’anno, Identità Golose sempre. C’è chi si annoia, chi critica, chi lo trova entuasiasmante, c’è sempre qualcuno che prova qualcosa nell’avvicinarsi a Identità Golose, c’è sempre qualcosa che si impara durante i giorni di Identità Golose.
 Davide Scabin, Combal.0
La manifestazione cambia ogni anno: dalla Borsa alla sede di via Gattamelata, dalla durata di quattro giorni a quella di tre, dallo spostamento della Sala Bianca al piano inferiore, dall’accredito di foodblogger all’invito via mail, dall’essere una manifestazione esclusiva per gli addetti al settore al gemellaggio con la più popolare WineLove.
 Fabio Pisani, Il luogo di Aimo e Nadia
 Alessandro Negrini, Il luogo di Aimo e Nadia
Di riflessioni da fare ce ne sono tantissime, e vorremmo fornirvi le nostre chiavi di interpretazione del convegno, le nostre osservazioni più che il racconto dei tre giorni: ci attestiamo ormai come blog pensante, diciamo così. Se questo blog deve continuare, è giusto che segua la nostra indole di persone critiche, riflessive, ironiche, a cui della cucina interessa il lato della ristorazione, a cui dei convegni interessa mettere a fuoco le radici e i movimenti più che i dettagli di cronaca. *** Alla fine del post, troverete un elenco di blog e siti che hanno ricostruito e raccontato il convegno di Identità Golose in maniera attenta e completa.
Come ogni anno, e come molti convegni di cucina, Identità Golose si regge su equilibri tra direzioni diverse: chef star vs chef emergenti, Auditorium vs Sala Bianca, addetti ai lavori vs appassionati di cucina, Identità Golose vs WineLove, pasta vs risotto. Il vs è solo simbolo di tendenze diverse, non sparategli addosso 
Quest’anno, più delle edizioni precedenti, IG si conferma una risorsa unica per gli addetti ai lavori e un’occasione di conoscenza del settore per chi è interessato alla cultura gastronomica: l’apertura è evidente, lo iato tra chi è dentro e chi è fuori si assottiglia, e c’è persino chi (come gli Alajmo o Scabin) osa svelare con ironia o con volontà di provocazione che il cibo è anche e soprattutto comunicazione, e che questa comunicazione va ripensata e affrontata. IG ha chiarito come la cucina sia costituita dai grossi calibri così come dai giovani operai di talento: quello che manca al convegno per diventare definitivamente l’istituzione della cultura gastronomica in Italia è l’apertura a chi è interessato e appassionato di gastronomia ma non è un professionista. Alajmo e Scabin avevano ragione, la questione è mettere in contatto i due mondi. Quali mondi?
Quello dei professionisti e degli appassionati duri, che sono già dentro il congresso, con il mondo dei curiosi, dei volenterosi, degli appassionati alle prime armi, che potrebbero rotolare dalla parte sbagliata del crinale e - passando per la Prova del cuoco - comprare il libro della Parodi per entrare nel magico mondo della Gastronomia. L'arma segreta del Congresso per tirare a sé questi appassionati senza guida sono i foodblogger: categoria ibrida che testimonia come la molteplicità di voci che comunicano la gastronomia parta dall’alto come dal basso, si traduca in forma scritta sul web come in testate registrate, si raduni in piccole comunità partecipate o parli attraverso singole firme nello scacchiere dell’informazione gastronomica. I foodblogger sono ben accolti nel congresso, ma ancora senza uno spazio proprio per attirare il resto della popolazione curiosa e vogliosa di Cultura Culinaria. Per spiegare loro che la Cultura del cibo non è solo pancia piena o piatti enormi con strane presentazioni, il foodblogger avrebbe bisogno di strumenti tecnici interni, e di nuovi spazi in cui accogliere il curioso che sa distinguere una sagra da un congresso, ma che ancora non conosce il linguaggio e le regole del congresso. La comunicazione e l’interazione con questa molteplicità di voci è l’unica cosa che ancora non è perfettamente registrata a Identità Golose: bisogna attivare strumenti nuovi per i foodblogger e per chi in genere è interessato ad approfondire e divulgare la cultura gastronomica. C’è bisogno di spazi differenti, di nuove forme di interazione, di una formula aggiornata ai nuovi appassionati del mondo della gastronomia.

Lydia Capasso e Daniel Canzian, Il Marchesino
Nel frattempo, grazie a Paolo Marchi e alla sua squadra per averci fatto crescere, in ogni senso 
*** Dove potete leggere di Identità Golose e capirci qualcosa _ Ecocucina racconta la prima e le altre giornate a IG _ Giovanna racconta cosa le è piaciuto (oltre a Gennaro Esposito, ovvio) _ Lydia ha visto cose che voi umani... _ Roberta si confessa _ Babs spiega le sue emozioni _ Virgikelian ci parla del riso usato per i risotti _ I Calycanti descrivono un convegno a metà tra Bottura e la nonna _ Paola descrive l’incontro tra Cedroni e Hemingway _ Daniela rende lo scorrere di una giornata a IG E ancora qui, qui e qui. Se avete scritto di IG, pubblicate il link del vostro post nei commenti!
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