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Nella cinque giorni parigini il Dio Obeso si è affezionato a noi sempre di più, eleggendoci a pubblicità progresso col seguente slogan: se volete diventare ciccioni, fate così. Sì, effettivamente abbiamo esagerato: ogni mattina colazione con croissant e pain au chocolat, un intero giorno dedicato alla scoperta delle pasticcerie più celebri, e una puntata quotidiana ai laboratori dei re del cioccolato. Le pasticcerie a Parigi sono un potente stimolo a sviluppare una grande perversione per i dolci: tante, ovunque, curatissime, invitanti, scrigni di veri e propri gioielli decorati con maniacale attenzione, capaci (per estetica e gusto) di allettare e destabilizzare il metabolismo anche del più misero e grigio degli uomini. Ero Alice davanti al croissant con su scritto "MANGIAMI": e chi si è fatta pregare! Lo so, l'introduzione è lunghetta (e lo sarà anche il post), ma per me la pasticceria francese è stata una scoperta entusiasmante!
Ritornando a terra (leggi: in Italia il croissant è reinterpretato nella molto più triste veste di cornetto salato vuoto, che già nel nome ha in sè il senso della privazione, di qualcosa che manca - e non è il burro!), e alla descrizione del nostro viaggietto, vi racconto il nostro incontro con la patisserie parisienne dividendolo in quattro particine, che sono tra le più classiche e rappresentative di questo girone (vita) dell'inferno dolciario...
I croissant e i pain au chocolat

Il primo croissant mangiato è stato quello vicino l'albergo, in una piccola panetteria di quartiere: "mangia anche questo, così sarai in grado di fare un raffronto più onesto, perchè il croissant è anche questo: lontano da quelli celebri che mangeremo ma anche distante anni luce da quello italiano", mi dice Fabrizio. E ha ragione: questo croissant di strada è diverso: soffice e croccante, non moscio come i cornetti vuoti italiani, burroso e buono! Da lì, solo un crescendo. Abbiamo iniziato da Laudurée: sicuramente il croissant più fotogenico mai visto (è quello della foto in alto), bello ciccioso, morbido, spennellato e lucidato e pronto per le foto: al palato risulta forse un pò troppo burroso, e la tanto fotogenica croccantezza si sfalda troppo facilmente. Per carità, questo vuol dire essere cinici: è un croissant buonissimo, e sarebbe stato il più buono mai mangiato, se solo non avessi assaggiato i successivi... Da Laudurée ci spostiamo da Pierre Hermè, a pochi passi da lì: a differenza di Laudurée che con il suo verdino cimice sbiadita sa di vecchio e altezzoso, il locale di Hermè è elegante come un abito da sera su una donna che sa essere bella anche senza trucco: intrigante ma semplice. Il croissant, che nella classifica di Figaro è primo, è spettacolare: meno fotogenico di quello di Laudurée, ma sulla bontà non si discute. E' soffice, non si impasta, ha un sapore persistente: meraviglioso! Il giorno seguente andiamo da Aoki, il più famoso pasticciere giapponese trapiantato in Francia, i cui due locali sono un capolavoro di eleganza tutta orientale: pareti bianche e packaging quasi neutro in cui incastonare veri gioielli di piccola psticceria dai colori sgargianti e dal sapore inconfondibile. Me ne sono innamorata: meno dei suoi croissant, grandi e gonfi ma con un equilibrio un pochino sballato tra il burro e il frumento.

Giovedì è toccato a Poilâne: menzione speciale per il suo croissant: buono come può esserlo il croissant di un panettiere, uno che filologicamente ne sa a pacchi di lievitazione e panificazione. Qui il burro non fa da padrone, ma esplode un sapore di dolce e di forno che va provato, assolutamente! Per i pain au chocolat: li abbiamo assagiati da Laudurèe e da Poilâne: è andata come i croissant, e anche qui menzione speciale per Poilâne: un pain davvero speciale, con un cioccolato ottimo! E qui si fermano i croissant...
I macarons

Il presupposto è il seguente: io non avevo mai assaggiato i macarons in vita mia, ancora adesso non ho ben capito cosa siano, ma ero partita con molte aspettative che non hanno trovato soddisfazione... facciamo la spiega: i macarons sono due "biscotti" con una crema o ganache in mezzo che li tiene incollati: i biscotti somigliano nella consistenza a una meringa (oppure a un ostia dallo spessore significativo) e la ganache...è la ganache. Il primo incontro con i macarons è stato da Paul, si, uno dei duecentododici Paul sparsi per Parigi, quelli con l'insegna nera e la scritta dorata: un terribile macaron al caffè, cremoso più che meringoso, con la crema al caffè che sembrava appena uscita dalle mie manine... quando da piccola giocavo col dolce forno! Una crema al caffè tra l'orzo e lo zucchero di canna bruciato: bu, evitatelo!

Durante "il giorno alla scoperta dei dolci" (quando il Dio Obeso ci dava delle pacche sulla spalla), abbiamo assaggiato i macarons al cioccolato di Laudurée: il biscotto fuori era quasi inconsistente, a vantaggio della ganache piena e ricca e buona. Niente di eccezionale, ma resta il fatto che verso i macarons ho le mie resistenze. Ultimo macaron da Hermè: al cioccolato e al cioccolato e yuzu (a quanto ho capito, è un agrume proveniente da qualche parte dell'Asia): qui il biscotto aveva una presenza più importante, e la ganache si appoggiava meglio al macaron senza aggredirlo o risucchiarlo... ma anche qui poco entusiasmo. Via i macarons dal resto della vacanza: passiamo ai dolci (occhi sbarluccicanti e lacrimuccia...)
I dolci

Che belli i dolci a Parigi! E poi, per noi femminucce tanto entusiaste delle piccole attenzioni superflue della vita (e sono stata gentile), uscire dalle pasticcerie con delle buste e dei pacchettini ricercati e molto cool rende automaticamente ben predisposte verso il contenuto... che non ha mai deluso. A cominciare da Hermè: abbiamo assaggiato (sempre nel giorno delle pasticcerie... incredibile, no?) una piccola tarte au cafè e un dolcetto di cioccolato pralinato e cioccolato sopra, sotto, intorno... confesso che il secondo non mi ha entusiasmato: era perfetto, equilibrato nelle consistenze e nei sapori, con un cioccolato eccelso e divino, ma non mi ha lasciato molte domande (o risposte). Discorso diverso ma non troppo per il dolce al caffè: la glassa al caffè era ineccepibile, anche qui le consistenze equilibrate... forse di entrambi non ho apprezzato l'inclinazione verso una perfezione tale da risultare perversa ma anche scontata per certi aspetti. Il dolce è lì, bellissimo, buonissimo, costruito e pensato da un genio della pasticceria: ma è una donna bella che non mi dice niente. Lapidatemi ora, se volete!

Fama meritata per Robert Linxe, cioccolataio della Maison du chocolat, uomo dalle papille gustative più sviluppate del normale, interessante anche per l'aspetto da farmacista del Sud Tirolo (insomma, uno si aspetta un pasticciere giustamente ciccione, e invece...): alla maison abbiamo preso un éclair au chocolate e un quadrato chocolat-framboise (lampone) - eh si, anche dei cioccolatini e del cacao per fare la cioccolata calda a casa... Cioccolato dalla bontà indiscussa, due classici.

Il mio applauso va però ad Aoki, dove abbiamo preso un tortino cioccolato & fragola (è un abbinamento che in me mette in moto tutti i mugolii e le esclamazioni della donna goduriosa...) e il bamboo, il dolce dei nostri sogni a venire: un rettangolino di cioccolato pralinato e the verde buono da sommuovere papille che si credevano letargiche... Entusiasmante!
All'appello dei "posti dove dobbiamo andare" ne mancano due, e rientrano nella categoria dei dolci: uno era il posto dove vendono (o producono, o chissà cosa) la nostra fondue au chocolat, che doveva essere a Montmartre secondo quanto riportato dall'etichetta del bicchiere che la conteneva... ma all'indirizzo suddetto non c'era proprio niente, solo un normale condominio! Il dispiacere per non averl trovato la sorgente della nostra fondue è stato in parte placato da un inaspettabile buon caffè (buono anche per gli standard italiani) bevuto in rue Damremont. Il secondo posto ci era stato consigliato da Kiaretta, e si trova su rue s. Luis en l'ile al 26: avevamo immaginato nei più piccoli particolati la torta al curry e cioccolato che Kiaretta ci aveva descritto, ma ci siamo andati due volte, e due volte era chiuso. La terza volta in 5 giorni proprio non si può. Ma torneremo a Parigi, e troveremo pure la fondue (per adesso potete acquistarla da Kitchen a Milano)!
Aoki 35, rue de Vaugirard - 75006 Paris 56, boulevard de Port Royal - 75005 Paris www.sadaharuaoki.com
Pierre Hermé 185, rue de Vaugirard - 75015 Paris 72, rue Bonaparte - 75006 Paris www.pierreherme.com
Ladurée 21, rue Bonaparte - 75006 Paris 16, rue Royale - 75008 Paris 75, avenue des Champs Elysées - 75008 Paris www.laduree.fr
Poilâne 8, rue du Cherche-Midi - 75006 Paris www.poilane.fr
Maison du chocolat 8, boulevard de la Madelaine - 75009 Paris www.lamaisonduchocolat.com
Paul più di 30 shop a Parigi www.paul.fr
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