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Come promesso, siamo tornati al Magorabin sabato sera, dopo la mattinata trascorsa a Eataly e il pomeriggio a bighellonare tra gli stand grondanti cioccolato in ogni forma, tipo e temperatura di ChocolaTò. A proposito, ma Dio mio, ma non credete che Torino sia degna, per tradizione, cultura e ricchezza gastronomica, di ben altra fiera? A me vedere la fiera del cioccolato a Torino (patria di Gobino, Peyrano, del Sabaudo e via discorrendo) ridursi a un pugno di banchi in una piazza che non è nemmeno così centrale mi ha fatto pensare... Costa tanto investire di più? O portare la fiera nei locali, con cavolate del tipo "oggi è la fiera del cioccolato e se prendi un caffè hai in omaggio un gianduiotto"? O spargere le iniziative in giro per la città? Una fiera misera per un prodotto che forse non ha bisogno di valorizzarsi attraverso il marketing, ma non di soli gianduiotti si vive per cui un pò di pubblicità e una città più partecipe fanno sempre bene... In ogni caso: come la scorsa volta siamo usciti dal locale pieni come due ovetti, ma - almeno per quel che riguarda i miei piatti - meno convinti.
Arriviamo quindici minuti prima dell'eclissi lunare, e la maitre ci fa accomodare al tavolo decorato col solito bicchiere con gerbera arancione falciata dentro. Ancora prima di ordinare, ci vengono serviti dei piccoli stuzzichini, invitanti e saporiti (e mi dispiace ma non li ricordo); ci portano i menù nel frattempo: nota negativa: sono quasi identici a quelli di ottobre, ed è una delusione. Vabbè, non prendiamo il pesce, che sennò mangiamo gli stessi piatti, e noi vogliamo provare cibi nuovi. Ci affidiamo allo chef, allora, e al suo menù Sorpresa dello chef... Altra sopresa: il menù in questione non è fattibile stasera per questioni organizzative... Uffa! Ma non ci spazientiamo, e ordiniamo alla carta (esiste anche il menù terra, a 28 euri): fuori menu c'è tartare di tonno e gamberi appena scottati, e io, che per le tartare di pesce stravedo, mi fiondo su quella. Che però mi convince poco: il pesce è buono ma non eccezionale, le fette di mandarino le arance che sormontano il tonno hanno un sapore banale e non esaltano il crudo del pesce; i gamberi sono saporiti ma anche qui una materia prima mai scadente ma nemmeno stellare. A Fabrizio va meglio: vellutata di fave con stracciatella di burrata e falso caviale (uova di salmone): un piatto ben lavorato, con un accostamento di sapori molto equilibrato.
I primi: per tutti e due, Tajarin con ragù di carciofi, coniglio e olive taggiasche. Il nostro primo incontro con i Tajarin (che pronunciamo alla francese... e le persone gentilmente annuiscono): formidabili. Una pasta carnale, che immagino gustosa anche con un semplice olio tartufato, e al Magorabin condita con un finto ragù bianco che si sposava molto bene con il tipo di pasta. Un piatto felice e (sembra) anche di facile esecuzione.
Sui secondi le impressioni meno piacevoli: Fabrizio sceglie l'agnello in due cotture: lo stinchetto brasato alle erbe e la costoletta bardata nel lardo. L'agnello è effettivamente ottimo, ma il fondo di cottura sovrasta forse troppo la carne, e non permette di gustarla in semplicità... Lo stesso problema, triplicato, si presenta nel mio piatto, la guancia di vitello a 60° con patatine novelle al burro: il fondo bruno è dappertutto, invade il piatto e le patate. In più, il piatto è costruito in un modo sciatto: la guancia sulle patate, e il fondo bruno che lega e ammazza entrambi. Le materie prime di per sè non erano cattive, però...
I dolci: io scelgo un cannolo al cioccolato bianco su fette di mandarino. Buono il cannolo, ed è una cosa che ho apprezzato molto: scelgo spesso il cannolo come dessert, solo che non capisco perché in molti locali è diventao un rebus: impossibile mangiarlo a morsi, tagliarlo non si può, l'unica chance è picchiarlo con la forchetta e sperare che non salti qualche pezzo nell'occhio del vicino... Questo era buono per consistenza, il ripieno era gustoso e il mandarino era quello della tartare, quindi non proprio eccezionale. Fabrizio ha preso un tortino al gianduja con gelatina di mandarino (e dajie con questo mandarino...): buono, ma incredibilmente non ce l'ha fatta a ingerirlo tutto perché, una delle poche volte nella nostra vita, eravamo troppo pieni.
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Stuzzichini di benvenuto, insalata russa dopo aver ordinato (mi ero dimenticata di dirvelo), primo, secondo, dessert, panini sempre buoni ci hanno saziato come poche volte: al Magorabin non riusciamo mai a finire il pasto, e per noi è un evento. Le porzioni abbondano, non da trattoria ma non sono certo un assaggio. Si esce sazi, sereni perché l'ambiente è accogliente e c'è molta cura verso il cliente, satolli e con la voglia di tornarci. Perché se anche non è altissima cucina, si sente che lo chef vuole crescere, e se anche non lo farà è a buon punto: piccole inesattezze, alcune sbavature non rovinano l'umore. 100 euro in due, e facciamo ancora in tempo a vedere l'eclissi di luna.
Magorabin Corso San Maurizio 61 Torino 011.81.26.808 www.magorabin.it
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