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Qualche giorno fa problemi a lavoro, torno a casa triste e nervosa, e Fabrizio per sollevarmi mi offre di andare a cena fuori (che è una di quelle cose che con me funzionano sempre!)... Sì sì sì, voglia di cinese! Involtini primavera, ravioli, spaghetti alla piastra, gelato fritto... Mi si aprono orizzonti onirico-culinari che mi commuovono e mi distendono, e inizio la ricerca on-line di recensioni di cinesi (eh sì, dopo tanti mesi a Milano ancora non ho provato un cinese, e così alla cieca non mi sembrava il caso): molti pareri positivi su Mister Gao in zona Corso Genova, decidiamo per quello, chiamiamo e prenotiamo. Qualche minuto prima di uscire Fabrizio, uomo scrupoloso nonché diffidente, lancia un ulteriore ricerca su Mister Gao: sorpresa! Mister Gao è dventato Ka-Kao... meraviglia-o! Da Cinese si è trasformato in "Giapponese o quasi": Ka-Kao promette cucina fusion (un pò di qua un pò di là...), con piatti che spaziano dalla Cina al Giappone alla Thailandia. Noi, un pò tonti in genere e io con poca voglia di considerare strade alternative, siamo andati lo stesso, e signori, ci siamo tuffati come totani nello stereotipo del cinese che si converte in giappo.
Il locale è una spaziosa catacomba: se non fosse stato per le luci della strada, a malapena saremmo riusciti a scorgere il menù. Luci basse, pareti e pavimenti scuri, un ambiente minimale: decisamente non è un cinese, anche se il menù ci confonde un pò. Piatti giapponesi come il sushi si accompagnano ai ravioli al vapore e al riso alla cantonese: qualcosa comincia a puzzare, ma io, affamata e vogliosa da qualche settimana di sperimentare altri versanti della cucina orientale, mi tappo il naso e scelgo. Ordiniamo: una porzione di Hoso-maki con ventresca di tonno e erba cipollina, dei ravioli al vapore con carne e verdure, un piatto di yaki-udon e tempura misto di pesce e verdure. L'ordine con cui arrivano i piatti è confuso, bizzarro, ma comprensibile: semplicemente, quando sono pronti. Geniale. Meravigliao! Gli Hoso-maki sono fatti con del riso che dalle mie parti definirebbero "sereticcio", ossia della sera prima. I ravioli sono buoni, insieme alla salsa di soia che li accompagna. La tempura ha una pastella che risulta un pò pesante, gli udon sono Chinese 100%. Abbiamo evitato dolci, caffè (abbiamo preso una cioccolata calda altrove, ma questa è un'altra storia...) e siamo andati via.
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Abbiamo mangiato un misto di giapponese e cinese che non può essere definito fusion, mi dispiace ma non è eticamente corretto: udon che sanno di spaghetti cinesi, hoso-maki con riso sereticcio (vedi sopra), tempura con poca e un pò pesante pastella... Questo sul Ka-kao non è un giudizio semplice da fornire: io non sono mai stata a cena dal giapponese, per cui non saprei dire se il Ka-kao ci si avvicini. So che mi ha ricordato un Oriente che conosco bene, e questo non me l'aspettavo. Quando siamo usciti da Ka-kao, una coppia è entrata e ha salutato il proprietario: "ehi, ciao, da quanto tempo, ma sai, eravamo passati di qui, è cambiato tutto, non avevamo riconosciuto, e invece ci sei sempre tu!"... L'emblema: il cinese che si riconverte in giapponese, il Mister Gao che si tramuta in Ka-Kao... è una trappola, e noi ci siamo cascati.
Carissimi... volete il fusion? Eccovelo qui: tra Germania e Giappone, il vero esempio di fusion!
Ka-kao Piazzale Cantore 3 02.83.22.273 Milano
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