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Okey, con i miei tempi ma anch'io sono sceso dal pero. A Milano da poco tempo, solo adesso mi rendo conto che 'locale pieno' non è sinonimo di 'bella mangiata'. Oggi mi sento un po' più milanese anch'io... Fatto è che avevamo voglia di pizza, vicino a casa e alla svelta. Ok Pizza sembrava un meraviglioso porto per una serata di gozzoviglia. Ambiente giovane, pimpante, colorato, settanta pizze tra cui diverse follie (la pizza con le fragole?). Gente a frotte che entrava e usciva. Finita l'avventura, Maricler è in cucina che si disintossica col Brioschi, e anch'io sento turbamenti nel mio stomaco.
La pizza Saranno sessanta, settanta centimetri di pizza. Deborda dal piatto di buoni dieci per lato. A questo punto forse avevano ragione i nostri vicini di tavolo a piegarla in due e mangiarla chiusa, a mo' di crepes. Noi invece abbiamo optato per il "metodo classico". Tanto, per quanto sottilissima, la pizza non cascava proprio giù dal piatto. Bella croccante insomma, o meglio vetrosa, dura, resistente alla masticazione. E tanta tenacia resisterà anche nello stomaco, ovvio. Una pizza come una piazza d'armi, ma sottile, che cuoce in forno in un attimo, lasciando gli ingredienti crudi. Maricler con la sua 'cipolle e salsiccia' ha pagato dazio. Le cipolle tagliate grosse e i pezzettoni rosei di salsiccia... Il mio speck e brie mi ha trattato meglio, tanto più che lo speck buttato in forno si è appena un po' abbronzato, e la cosa non mi dispiace. Quell'impasto però è un castigo. Un'ostia dalla rigidità innaturale che sta facendo la guerra nelle mie viscere ma che, è questa la tristezza, non mi ha dato niente nemmeno in bocca, quando molte pizze pessime ancora possono darti gioia effimera. Effimera, ma gioia. Questa pasta invece non aveva sapore. E' stato come mangiarsi speck, brie, pomodoro e mozzarella su un piatto di plastica. Ma forse è così, forse quello era solo il contenitore degli ingredienti. Forse, paesanotto e ignorante come sono non ho capito che dovevo mangiare il condimento, lasciando là la pasta. Forse quella base che a me sembrava cartone era veramente un disco di cartone. Scherzi a parte, anche fosse stata più digeribile, una pizza così manca di fuoco, di festa, della bontà semplice e golosa.
Il locale Divertente, in stile Arnold's di Happy Days, caotico e kitsch però con un bel ritmo. L'illuminazione a giorno lo penalizza un po', ma ci sta anche, in mezzo al frastuono dei tavoli affastellati, le tovagliette di carta, i camerieri giovani e velocissimi. Solo, non si capisce come facciano a servire pizze su tavoli così piccoli. Due pizze una di fronte all'altra si sovrappongono, non c'è rimedio. Piccole cose, chi va in uno dei tre Ok pizza di Milano ha voglia di passare una serata scanzonata. La pizza però è un castigo.
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Una pizza enorme e sottile, sottilissima, inscalfibile, come un foglio di pvc. E altrettanto digeribile. Il locale funziona, è divertente, nel suo genere scanzonato e festoso gira proprio a dovere. La pizza invece è un supplizio per le pareti gastriche. Si evitino ingredienti che necessitano di cottura, come salsiccia, cipolle o funghi. Si ripieghi sui formaggi, magari. Ma per quanto si preghi, un impasto al titanio antiproiettile vi terrà in battaglia digestiva per ore. Ne vale la pena?
Pizza... OK via San Siro, 9 - tel. 02.48.01.71.32 via Lambro, 15 - tel. 02.29.40.12.72 via Cenisio, 19 - tel. 02.33.61.45.82
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