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	<title>The cHef Is on The TaBLe</title>
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		<name>The cHef Is on The TaBLe</name>
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		<title><![CDATA[Il cielo della Bretagna e le ceste in vimini dei bretoni]]></title>
		<id>http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=196</id>
		<created>2008-08-18T19:21:20+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td> </td>
            <td><img alt="" src="/public/mont_saint_michel2.jpg" /></td>
            <td> </td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="100"> </td>
            <td>
            <p align="justify"><br />Luned&igrave; nel primo pomeriggio siamo arrivati all'aeroporto Charles De Gaulle di Parigi, abbiamo preso la nostra macchina a noleggio e siamo partiti per la <strong>Bretagna</strong>, 400 km davanti che si sono srotolati lentamente, una manciata alla volta, sotto un <strong><font color="#00cc00">cielo</font></strong> immenso mai visto, un cielo senza delimitazioni, pieno, esteso, saturo di luce.<br />Il cielo &egrave; dappertutto, finalmente, dopo mesi di cui abbiamo visto solo pezzetti sagomati, metri quadri, angoli rubati, ora &egrave; tutto di fronte a noi (e non c'&egrave; foto che renda).<br /><br /><img alt="" src="/public/mont_Saint_michel.jpg" /><br /><em><font size="1">Mont Saint Michel</font></em><br /><br />Facciamo una sosta in Alta Normandia, dove all'interno dell'autogrill troviamo nientedimeno che un <strong>Paul</strong>, che ci sfama con un meraviglioso panino con semi di papavero ripieno di coppa e salsina alla senape. Prendiamo anche un <strong><font color="#00cc00">macaron</font></strong>: quelli di Paul non hanno nulla della delicatezza, della fragilit&agrave; propria dei macaron (quelli di Herm&egrave; e di Aoki, ad esempio), questi sono dei <em>panini di meringa e ganache</em>. Lo assaggio, e rimango sorpresa: <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=60" target="_blank"><strong>ricordavo che i macaron non mi piacessero</strong></a>, eppure questo lo divoro. Bisogna approfondire la questione, penso.<br />(L'abbiamo approfondita con tutto il catalogo di Aoki!)</p>
            <p align="justify">Sempre all'interno dell'autogrill c'&egrave; un divertente <strong><font color="#00cc00">distributore di zuppe</font></strong>: ai pomodori, verdure, funghi, costano 1.50&euro; l'una e io non ho il coraggio di assaggiarle.<br /><br /><img alt="" src="/public/bar_soupes3.jpg" /><br /><br /> Ma il <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=65" target="_blank"><strong>Bar a Soupes non era un altro</strong></a>? <img alt="; - )" src="/dblog/template/standard/gfx/smile_occhiolino.gif" /><br /><br /><img alt="" src="http://www.thechefisonthetable.com/public/bar_soupes1.jpg" /></p>
            <p align="justify">Arriviamo verso le 21.00 a Saint-Malo, dopo aver visto la sagoma inconfondibile di Mont Saint Michel lungo la strada (la vedremo dal vero qualche giorno dopo), disfiamo le valigie e andiamo a cercare un locale che ci dia da mangiare. Nulla, tutti i posti sono chiusi, un ristoratore ci spiega che chiudono tutti alle 22.30 per via della legge sul lavoro che riduce l'orario a <strong><font color="#00cc00">35 ore settimanali</font></strong>, dopo le quali scatta la retribuzione di straordinari che loro non possono permettersi di pagare. Ci consiglia di spingerci all'interno delle mura, verso il centro di Saint-Malo, ma siamo stanchi, e ripieghiamo verso l'albergo dove ci dividiamo un mezzo paninetto di Paul.<br />Un nostro amico qualche giorno dopo ha ipotizzato che ci stesse prendendo in giro, fatto sta che per tutta la nostra permanenza in Bretagna alle 19.30 eravamo puntuali seduti a tavola!<br /><br /><img alt="" src="/public/dinan.jpg" /><br /><font size="1"><em>Dinan</em></font></p>
            <p align="justify">La mattina facevamo colazione in un baretto al centro di Saint-Malo, dove il mercoled&igrave; si &egrave; svolto il <strong><font color="#00cc00">mercato cittadino</font></strong>: non lo abbiamo visitato perch&eacute; volevamo raggiungere Mont Saint Michel prima dell'ondata di persone (impresa inutile, la folla &egrave; endemica al posto), e nemmeno abbiamo fatto foto, ma siamo rimasti basiti di fronte a questi vecchietti bretoni che si presentavano alle porte del mercato muniti di <strong><font color="#00cc00">ceste di paglia e di vimini</font></strong>, tutti! Una signora aveva addirittura un enorme carrello di vimini con le ruote. </p>
            <p align="justify">L&igrave; ci siamo chiesti se siano nati <strong>prima i bretoni o l'immagine della Bretagna</strong>.<br /><br /><img alt="" src="/public/dinan2.jpg" /><br /><em><font size="1">Dinan</font></em></p>
            <p align="justify">Insieme al cielo, la caratteristica sorprendente della Bretagna &egrave; la <strong><font color="#00cc00">marea</font></strong>, roba che la sera cammini sul molo dove alle 22.00 c'&egrave; ancora luce e c'&egrave; il mare e la mattina ti svegli e trovi una spiaggia immensa, umida, vedi isole che diventano terraferma, barche che si inclinano sulla spiaggia perdendo l'equilibrio, una sabbia effimera che dura solo un giorno. <br /><br /><img alt="" src="/public/bassa_marea.jpg" /></p>
            <p align="justify"><img alt="" src="/public/bassa_marea2.jpg" /><br /><br />I paesi della Bretagna che abbiamo visitato ci hanno parecchio delusi: <strong>Dinan</strong> che &egrave; stata incellofanata e rimpita di bandierine per i turisti, <strong>Dinard </strong>che non dice nulla, <strong>Cancale</strong> che &egrave; un porto triste. <strong>Saint-Malo</strong> fa eccezione, viva e pulsante.<br />I paesaggi sono meravigliosi, e forse bisogna spingersi verso la punta della Bretagna per apprezzarla ancora di pi&ugrave;.<br />Noi avevamo pochi giorni, prima di tornare a Parigi.</p>
            <p align="justify">Cosa abbiamo mangiato in quei giorni nonostante le 35 ore?<br />Nel prossimo post!</p>
            <p align="justify"> </p>
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td width="100"> </td>
        </tr>
        <tr>
            <td> </td>
            <td> </td>
            <td> </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></content>
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		<issued>2008-08-18T19:21:20+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Tremate tremate, gli snobbloggers sono tornati]]></title>
		<id>http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=195</id>
		<created>2008-08-17T20:45:07+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td><img alt="" src="/public/macaron_aoki1.jpg" /></td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="100">&nbsp;</td>
            <td>
            <p align="justify"><br />Abbiamo visto il mare in Bretagna, abbiamo provato le strade francesi, i paesaggi della Normandia, ma alla fine lo scopo era girarci un altro po' Parigi. <br /><br /><img alt="" src="/public/bretagna1.jpg" /><br /><br />Dalla Bastiglia al centro citt&agrave;, abbiamo fatto una potente cura a base di libanesi, cino-giappoli specializzati in grossi maki, indiani dal fritto sopraffino. I ramen di <strong>Sapporo</strong>, qualche falafel in zona ebraica. E la cucina francese, le brasserie con <em>entrecote</em> al timo bruciato, i corsi che sembrano sardi, e visto che Herm&egrave; era chiuso, una cura a colpi di <strong>Aoki</strong>. Il pane di Kayser, e quello pi&ugrave; popolare di <strong>Paul</strong>, una catena dai panini che qua ce li sognamo...<br /><br /><img alt="" src="/public/marche_aligre_pars.jpg" /></p>
            <p align="justify">Ma visto che pur sempre snobblogger siamo, abbiamo provato il bistrot pi&ugrave; celebrato degli ultimi anni, ma a noi&nbsp;piace di pi&ugrave; l'Ebauchoir! Allo <strong>Chateaubriand</strong> abbiamo provato una cucina di testa, con un piatto eccezionale a base di pesce e coquillerie. Ambiente bello ruspante, come piace a noi, ma non ci ha toccato il cuore. All'<strong>Ebauchoir</strong> invece creativit&agrave; quadrata e occhio alla soddisfazione dell'ospite. Magari dai baschi dello Chateaubriand ci ritorniamo pure, e proveremo anche la <strong>Gazzetta</strong> chiusa per il riposo estivo, per&ograve; quella traversa in zona Bastiglia rimane il nostro punto fermo a Parigi. Quella citt&agrave; carissima dove con 30, 40 euro a testa stai bene e non ti sembra che ti stai accontentando.<br /><br /><img alt="" src="/public/paris_palazzo2.jpg" /></p>
            <p align="justify">Questo e molto altro nelle prossime uscite dello <em>Chef sopra il tavolo</em>!<br /><br /><img alt="" src="/public/serratura1.jpg" /></p>
            <p align="justify">ps.: e meno male che con gli amichetti abbiamo riprovato con soddisfazione il pranzo di <strong>Ze Kitchen</strong>. Ch&eacute; tra le altre cose, allo Chateaubriand servono porzioni per pettirossi con la zampina rotta...<br /><br /><img alt="" src="/public/fiorellini_stradali.jpg" /></p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            </td>
            <td width="100">&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></content>
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		<issued>2008-08-17T20:45:07+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Un dolce nel bicchiere e un saluto a tutti]]></title>
		<id>http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=194</id>
		<created>2008-07-26T13:45:18+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td><img alt="" src="/public/bavarese_pist2.jpg" /></td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>
            <p align="justify"><br />Questa &egrave; l'ultima ricetta dello <em>Chef</em>.<br />Abbiamo deciso di mollare tutto.<br />Troppo caldo, troppi impegni, poca vitalit&agrave; tra i blog.</p>
            <p align="justify">E cos&igrave;, come gi&agrave; molti blogger prima di noi hanno deciso, chiudiamo tutto.<br /><br />E partiamo per le vacanze!!!!!!!<br /><br />Paura, eh?!?</p>
            <p align="justify">No, noi siamo stanchi, ma <strong><font color="#00cc00">stanchi di altre cose</font></strong>: del lavoro, del caldo, della maleducazione dei clienti, delle metro senza aria condizionata, delle malattie che colpiscono persone a noi care, dei capi ansiosi e incapaci di delegare, dei capi che gestiscono attivit&agrave; culturali con l'apertura mentale di una scatoletta di ananas;<br />siamo stanchi delle persone che ci urtano e non chiedono scusa, di quelle che pretendono un'informazione senza nemmeno salutare, stanchi dei posti fregatura, dei vicini rompicoglioni che quando pulisci casa si lamentano perch&eacute; alle loro anziane orecchie arrivano boati manco avessi messo bombe in cucina per far brillare il pavimento (e questo, permettete, &egrave; un gioco linguistico che <a href="http://www.alessandrobergonzoni.it/" target="_blank">Bergonzoni</a> se lo sogna). <br /><br />Certo, siamo <strong><font color="#00cc00">anche stanchi dei foodblog</font></strong>: siamo stanchi di questi blog di cibo che nascono ovunque ma soprattutto comunque, pieni di ricette trite e ritrite, copia di altre, che servono solo alle celebri casalinghe trevigiane, pieni di banalit&agrave; ed errori grammaticali da far impallidire anche me che sono alla quinta-sesta lampada, senza una veste grafica decente, pieni di foto mal fatte, sfocate, mangiate e sputacchiate, nati sull'onda di chiss&agrave; quale entusiasmo di un pomeriggio improduttivo, che non aggiungono niente alla mia giornata e sono anche bruttini da guardare.</p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Ma non c'&egrave; solo stanchezza</font></strong>: nella nostra blogroll ci sono tutti quei blog che amiamo sfogliare e leggere (alcuni, anche ri-leggere). Ci sono quelli che ci mostrano un mondo di sapori mai immaginato, quelli che ci permettono di scoprire un ingrediente, quelli che impazziscono per accostamenti originali; c'&egrave; chi fa un viaggio e ha la capacit&agrave; di portare con s&egrave; anche il lettore, chi parla della sua giornata e ti fa venire voglia di averla passata insieme a lui, chi fotografa con tale bravura da lasciarti ipnotizzato.</p>
            <p align="justify">Ci sono i <strong><font color="#00cc00">blog fatti bene e quelli fatti male</font></strong>, e i primi aprono discussioni, accendono assensi e dissensi, sfociano in rapporti veri, faccia a faccia e mestolo con mestolo; i secondi, se gi&agrave; sono dimenticabili per gli aspetti di cui sopra, lo diventano quando ci&ograve; che sono capaci di radunare intorno a s&egrave; si riduce a un coro di &quot;hiiiiiii&quot; e &quot;ohoooo&quot; e &quot;bravaaaaa&quot; e &quot;che bont&agrave;&agrave;&agrave;&agrave;&agrave;&quot;.<br />Che palle, dico io.</p>
            <p align="justify">Per cui con questo post vi salutiamo e <strong><font color="#00cc00">vi ringraziamo</font></strong>: grazie per i commenti intelligenti, perch&eacute; cari lettori con voi &egrave; piacevole ridere e discutere, vi ringraziamo per i caff&egrave; e soprattutto i t&egrave; presi insieme, grazie perch&eacute; con le vostre parole continuate a scrivere il post, e lo fate in maniera ricca e composita.<br />Questo blog &egrave; molto libero, e spero che voi vi sentiate sempre i benvenuti a dire la vostra.<br /><br /><img alt="" src="/public/bavarese_pist1.jpg" /></p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Luned&igrave; 4 agosto partiamo</font></strong>: prima la <strong>Bretagna</strong> e poi <strong>Parigi</strong>, per due settimane.<br />Partiamo con la moleskine dei ristoranti, quella in regalo con <em>nonricordopi&ugrave;cheguida</em>, dove annoteremo i posti dove ci fermeremo a mangiare, quasi mai per caso.<br />Ci vediamo e sentiamo al nostro e vostro ritorno!</p>
            <p align="justify">(E ora torniamo al tono <em>scherzoso/friendly/mica pizza e fichi</em> della donna foodblogger che &egrave; in me...)<br /><br /><img alt="" src="/public/bavarese_pist0.jpg" /></p>
            <p align="justify">Ho perso il conto di quante ricette ho provato con l'abbinamento <em>pistacchi-albicocche-cardamomo</em>: ho preparato dei <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=189" target="_blank"><strong>muffin</strong></a>, ho modificato il <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=185" target="_blank"><strong>cake con il bergamotto</strong></a> preparandolo con la marmellata di questa ricetta; ho divorato un <strong>cous cous</strong> senza cardamomo ma con tutto il resto pi&ugrave; del pollo. <br />Ora vi propongo questa: la bavarese viene da <strong>Bian</strong>, e l'ho preparata <a href="http://lossoelalisca.blogspot.com/2007/04/quando-una-bavarese-incontra-un-mousse.html" target="_blank">come la fa lei</a>, l'unica &egrave; che non avendo la pasta di pistacchi ho frullato l'equivalente in peso di pistacchi insieme a qualche goccia di acqua e mezzo dito di latte. Una volta preparata l'abbiamo versata nei bicchierini e posta in frigo a raffreddare.</p>
            <p align="justify">La marmellata di albicocche proviene dal libro <strong><font color="#ff9900">Finger Food</font></strong> della Lapertosa, &egrave; pensata per una <em>Sacher nel bicchiere</em> (che noi abbiamo sperimentato con successo) ed &egrave; rapidissima da preparare.</p>
            <p align="justify"><em>Ingredienti</em> (per 6 bicchierini pi&ugrave; un cake...)<br /><strong>Albicocche</strong> 500g<br /><strong>Zucchero </strong>100g<br /><strong>Il succo di&nbsp; 1/2 limone <br />Cardamomo</strong> 4-5 semini leggermente pestati</p>
            <p align="justify">Tagliate le albicocche in quarti, e cuocetele eliminando il nocciolo ma non la buccia insieme agli altri ingredienti a fuoco medio-basso per 15-20 minuti. La composta sar&agrave; pronta quando immergendovi un cucchiaio questo rimarr&agrave; velato in maniera consistente sul dorso. Versate la composta in un vasetto e fate raffreddare.<br /><br /><img alt="" src="/public/marmellata-di-albicocche.jpg" /></p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Per il dolce</font></strong> versate un cucchiano abbondante di marmellata sulla bavarese, decorate con qualche <strong>pinolo</strong> e servite.<br />Comodo perch&eacute; si pu&ograve; preparare tutto in anticipo.<br /><br /><strong><font color="#00cc00">Buone vacanze!</font></strong></p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            </td>
            <td width="100">&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="100">&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=194"/>
		<issued>2008-07-26T13:45:18+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[La meglio pizza di Milano sta a Legnano]]></title>
		<id>http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=193</id>
		<created>2008-07-18T20:20:50+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" align="left" width="100">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"><img src="/public/homersbv.jpg" alt="" /></p>
            </td>
            <td valign="top" align="left" width="100">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"><br />Il blog devoto della pizza va in pellegrinaggio verso la migliore pizzeria lombarda. Cos&igrave; ci dicevano, e cos&igrave; &egrave;, per la nostra esperienza. Per Milano il nostro indirizzo &egrave; sempre <strong><a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?id=6" target="_blank">Coke</a></strong>, ma una pizzeria come la <strong>Tric Trac </strong>a Legnano vale la scampagnata.</p>
            <p align="justify">Solo per amanti della pizza. Fanno anche ristorante, ma, per dire, per il pesce fresco &egrave; necessaria la prenotazione. E in effetti noi non abbiamo visto nemmeno una portata che non fosse pizza. L'ambiente non sarebbe nemmeno da pizzeria. Le plafoniere, i quadri, ne fanno una specie di, non so, mensa riconvertita. Voglio essere il pi&ugrave; brutale possibile, perch&eacute; quello &egrave; ci&ograve; che vi aspetta, col bancone del bar all'ingresso, i frigoni con i semifreddi, i colori pastello. Alla Tric Trac, ancora, si va solo per la pizza. <strong>Due pizze</strong>, a testa.  Eccezionali i salumi e le materie prime in genere, e quindi una bruschetta al lardo di antipasto potrebbe anche starci. Ma raccomanderemmo di dedicarsi alle pizze e solo a loro. Il formato quasi napoletano consente di doppiare, tranquilli.</p>
            <p align="justify">La scelta &egrave; pi&ugrave; ardua del solito, gli incerti cronici saranno puniti prima che dal "gusto" della pizza dalla sua base. Impasti al finocchietto, al basilico, al grano saraceno, al mais, allo zafferano. La curiosit&agrave; &egrave; tanta, anche perch&eacute; queste pizze speciali lo sono anche per i condimenti. Le alici del mar Cantabrico, il bagoss, il prosciutto di Praga. In accostamenti straricchi e non modificabili. Bene, anche se tante idee finiscono per ammonticchiarsi prive di discernimento. Pizze tanto ricche, intriganti come si diceva negli anni novanta, ma aggressive. Diciamo che l'esperienza va fatta, e la qualit&agrave; di ingredienti e impasto lasciano sonni tranquilli. Si fa anche una certa figura con parenti e amici, e l'originalit&agrave; lascia sempre una bella scia. Ma la raccomandazione, visto che siamo d'accordo che di pizze ne prenderete due, &egrave; che la seconda sia una classica. Una a impasto classico. Anche per scoprire una diavola con un salamino piccante che abbia sapore e non solo sale e peperoncino. Il sapore vero della pancetta che si scioglie sopra, la cipolla che stufa in mezzo al loro fiordilatte straordinario al sapore della mozzarella fresca. Non cambia colore, non diventa un derivato del kevlar appena si fredda un po'. A trovarle un difetto, questo impasto profuma poco, ma non ci si pensa nemmeno per un momento, mentre si mastica.</p>
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" align="left" colspan="3">
            <p align="justify"><img alt="" src="/public/pulsante commento 4.jpg" /></p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify">Cornicione alto, e leggero. La leggerezza classica della napoletana &egrave; addizionata di nerbo, e funziona eccome. La famosa alveolatura si apprezza nel ruotone intorno, ma soprattutto nella punteggiatura generosa del piatto, sottile il giusto, cedevole ma croccante. Fresco come pane appena sfornato, e guai a chi ci dice che "&egrave; normale visto che salta fuori in quel momento dal forno". Tratasi di rarit&agrave;.</p>
            <p align="justify">Comunque, tocca avere pazienza. Le pizze le fa il titolare, e lui solo. Con i sessanta coperti, o ottanta non saprei, che chiedono pizze ci si aspetterebbe almeno due persone davanti al bancone. E invece un uomo solo in plancia. Con calma, piano, dosando ingredienti, scegliendo gli impasti, un filo d'olio (poco o tanto a seconda della pizza, mica a caso), e buttando in forno una comanda per volta, magari due pizze solamente in un forno che ne prenderebbe tranquille sette. E l&igrave; stanno, a bruciacchiare, come deve essere. Il pizzaiolo-titolare che &egrave; anche l'addetto alla cassa, e allora magari le pizze saranno bruciacchiate solo da un lato, ma va bene anche cos&igrave;. Una mano artigianale nella banalit&agrave; del locale, nel servizio rustico, efficace eh, ma quasi brusco. Ci vuole pazienza, a seconda delle serate. Il premio &egrave; una pizza dolce nel fiordilatte e forte nei salumi. Si sta sui 20, 25 euro a testa, ma ben spesi.</p>
            <p align="justify">E' obbligatorio trascurare i rinforzini, cose come du' patatine fritte menre si aspetta. I dolci, vade retro, siamo ancora traumatizzati. Quelli fatti da loro, pochi, saranno anche buoni, ma le due volte che abbiamo avuto il piacere erano tutti finiti. Il resto &egrave; prodotto industriale, tra cui il peggiore tiramis&ugrave; della mia vita. Chi abbia avuto esperienze migliori coi dolci ce le comunichi. Tornando al Tempio della pizza, ribadiamo che a essere speciali sono quelle classiche. Pi&ugrave; speciali delle speciali, che pure definiscono e esaltano la cifra del locale, fra alici del mar Cantabrico, bagoss e altre prelibatezze. In fondo sono loro che portano gente da ogni dove, e a ragione. Siano le benvenute, le prelibatezze, su impasti al grano saraceno, allo zafferano, al finocchietto. Ma accompagnate da una pizza a impasto tradizionale, da cui si ricava la differenza con la massa delle pizzerie qualsiasi. Solo venti minuti da Milano, comodo parcheggio, e si rincasa a tempo per il cinema. Abbiamo sempre in programma di tentare <strong><a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=88" target="_blank">Ciripizza</a></strong> fuori weekend, ma per ora fra Coke e Tric e trac ci sentiamo coperti.<br /><br /><strong>Ristorante via Montegrigna<br />Pizzeria Tric Trac<br /></strong>via Grigna, 12<br />tel.0331.54.61.73</p>
            <p align="justify"> </p>
            <p align="justify"> </p>
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            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
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        <tr>
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            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left"> </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=193"/>
		<issued>2008-07-18T20:20:50+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Le voglie sul corpo - Muffin cocco e cioccolato ]]></title>
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		<created>2008-07-14T11:54:33+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td><img alt="" src="/public/muffin_Cocco_Cioccolato1.jpg" /></td>
            <td width="100">&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="100">&nbsp;</td>
            <td>
            <p align="justify"><br />Vi avevo gi&agrave; parlato della <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=185" target="_blank"><strong>colazione per Kja</strong></a>, per la quale oltre al <strong>cake al bergamotto</strong> (di cui ho gi&agrave; fatto una variante apprezzatissima) avevo cucinato dei semplici muffin, al cocco e cioccolato.<br />I muffin di per s&egrave; sono banalissimi, ma hanno avuto l'inaspettato effetto di farmi riapprezzare il <strong>cocco</strong>, ingrediente snobbato per parecchi anni, tornato ora alla ribalta nella maniera pi&ugrave; capricciosa, quella che rende bizzarre le mie voglie di un certo ingrediente presentandosi in orari inusuali e con modi bizzosi.<br />(Penso spesso con paura a se e quando mi capiter&agrave; di essere <em>incinta</em>: se gi&agrave; ora rompo i c*##!@++i a dismisura a quel sant'uomo di Fabrizio quando desidero qualcosa, cosa mi succeder&agrave; quando avr&ograve; le famose &quot;voglie&quot;? <br />E se &egrave; fondato il detto secondo il quale non ci si deve mai toccare il corpo durante uno di questi attacchi famelici di ingredienti - mai a portata di mano per definizione -, altrimenti il povero bambino avr&agrave; macchie sul proprio corpo del colore dell'ingrediente desiderato dalla mamma, allora il mio ipotetico figlio avr&agrave; impresso sul proprio corpicino la <em>geografia degli alimenti</em>, l'arcobaleno delle spezie, le forme dei frutti e i chiaroscuri del caff&egrave;...)</p>
            <p align="justify">Vabb&egrave;, la ricetta &egrave; questa<br /><em>Ingredienti (per circa 10 muffins cioccococco)<br /></em><strong>Farina</strong> 210g<br /><strong>Zucchero</strong> 180g<br /><strong>Lievito per dolci</strong> 10g<br /><strong>Farina di cocco </strong>80g<br /><strong>Uova </strong>3<br /><strong>Latte </strong>150ml<br /><strong>Burro fuso</strong> 130g<br /><strong>Gocce di cioccolato</strong> 50g<br /><strong>Sale fino</strong> un pizzico</p>
            <p align="justify">Preriscaldate il forno a 180&deg;. Setacciate in una terrina gli ingredienti secchi: farina, zucchero, lievito, farina di cocco, e il sale.<br />In un altro recipiente sbattete leggermente le uova con il latte e il burro fuso che avrete fatto raffreddare.<br />Unite le due misture, secca e liquida, mescolando velocemente e non troppo, l'importante &egrave; amalgamarle. Aggiungete le gocce di cioccolato.<br />Riempite i pirottini per met&agrave; della loro capienza e infornate per 25 minuti.<br />La foto qui sotto, di <em>indubbia superiorit&agrave;</em>, &egrave; ovviamente di <a href="http://www.ilpranzodibabette.com/" target="_blank"><strong>Kja</strong></a>!<br /><br /><img alt="" src="/public/muffin_cocco_ciocco.jpg" /></p>
            <p align="justify"><strong><font color="#ff9900">Ps</font></strong>. Io una &quot;voglia&quot; scritta sul corpo ce l'ho, &egrave; di <strong>caff&egrave;</strong> e sta sulla gamba destra. E voi?</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            </td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
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