| |
L'intenzione di tornare a trovare Alfieri e famiglia c'era da tempo, il nuovo menu ci ha invogliato a definire la data. Rispetto alla prima cena sono stati messi a posto quel paio di particolari che tolgono pensiero e aiutano la serata: l'illuminazione della sala, i colori del tovagliato, piccoli dettagli che predispongono al sorriso. C'è sempre il bancone all'ingresso, e il soppalco chiuso la sera; i tavoli sono concentrati verso il fondo della sala, distanziati e per una buona parte con vista su cucina, tramite amplissima finestra. Là dentro solo Alfieri e Zulian che sfornano piatti senza perdere un colpo, nonostante le energie spese dallo chef in improperi e lamentazioni. Uno spettacolo, per gli amanti delle cucine-verità. Al servizio Samantha, consorte dello chef e padrona di casa perfetta, per la professionalità (e la pazienza), e quel giusto distacco che tempera professionalità e calore. Tempi giusti e discrezione, ma competenza e prontezza per i gastrocuriosi. Visti presupposti si può star bene, manca solo di iniziare a mangiare.
Dagli antipasti, la Variazione sul bollito per me e il bauletto croccante di capesante e lardo su topinambur per Maricler. Il bauletto ben fatto, buono, in formato atto a sentire la capasanta e poi a riprovarla e poi a rigoderne. Mai capitati quei ristoranti dove arriva UNA capasanta verticalizzata dentro un piatto di due metri di diametro? Qua c'è più di un boccone, più del boccone carpe diem. La variazione sono una serie di assaggi, il sandwich di testina con composta di cipolle rosse, lingua croccante e salsa verde, uno shot di cotechino con lenticchie e "aria" di lambrusco, il manzo con mostarda di pere piccanti. Un gran piatto, ma per dire, quando chiediamo allo chef come fa la salsa verde, ci guarda con modestia e dice che è una ricetta base, ce la espone, quasi a scusarsi della semplicità. Come fosse ovvio trovarne di così fragranti. Per la cronaca, col bollito vinco io ai punti.
I primi, Pappardelle di patate con ragù d'anatra, carciofi, arance candite e Castelmagno per me e Spaghetti Senatore Capelli con calamaretti, vongole e broccoli per Maricler, che ritorna in partita. Ottime le pappardelle, ma gli spaghetti con vongole verdi di broccoli sono spettacolari. Cremosi, piccanti il giusto, un tocco d'agro, hanno l'aria di ottimi spaghetti leggeri di mare con qualcosa in più che potenzia l'esperienza. Un assaggio graditissimo è lo spettacolare Risotto alle cipolle fondenti, con gelatina di birra rossa e gorgonzola. Al solito, al Sempione42 il risotto è una garanzia. Da servirsi cotto ma quasi duro ancora, perfetto.
Nei secondi l'ottimo "Rostin negà" di ganascino di vitello su tortino di patate al latte di Maricler si scontra con la mia Coppa di maialino da latte con grani di senape. Un bravo al vitello ma quel maialino scioglievole mi ha catturato. Non è solo la mia passione per la senape, anche la leggiadra Maricler conferma la forza irresistibile di un piatto concreto e diretto.
Dolci, la Variazione sulla crema per me, buona e scenografica, e il più semplice dei Tiramisù per Maricler. E allora da dove viene la bontà di quel tiramisù, in bicchiere, classico, ad oggi il nostro miglior tiramisù? "Prepariamo la crema al momento, lo assembliamo al momento dell'ordine".
Chiacchiere finali e assaggio di un parmigiano Bonati 72mesi. Un'esperienza, un'altra.
|
|
| |
La natura non sarebbe tanto da bistrot gourmet. Si è spostata la natura del locale da una creatività compressa, sacrificata, a una tradizione esaltata. Chi pensa a una trattoria noiosa si sbaglia, per la mano in cucina e per la scelta dei fornitori. Il bollito è buono come quello della migliore trattoria. La quale trattoria vecchio stile non prevede bicchierini con schiume di lambrusco, e non è il caso di scandalizzarsi perché il sapore è perfetto e soddisferà anche lo zio amante della "forma classica". E così via, a dare una sferzata a preparazioni classiche padroneggiate con occhio scrupoloso sulla bontà di prodotti e sulle cotture. Che ci vuole? Eppure è difficile rimediare ristoranti così. A Milano è frequente la pubblicità ingannevole a mezzo menu, che i crudi ci devono essere, e le capesante, e gli accostamenti arditi. L'astice, il tartufo. Come siano cucinati o da dove provengano sono dettagli, ma consentono di salire coi prezzi. Stare sui 60, 65 euro per "qualcosa che posso farmi anche a casa", per la cucina tradizionale, a Milano funziona poco. Pare ci sia poco da raccontare all'aperitivo il giorno dopo. Il Sempione42 è un buon modo per scoprire la concretezza contro la fuffa, e per passare una serata piacevole. Poi qualche schiuma, qualche cottura estrema c'è, le presentazioni fanno scena, con garbo. Per chiacchierare con chi non è tanto appassionato del buon mangiare c'è argomento. Per gli altri, invece, si può parlare con tranquillità di una pasta e vongole spettacolare e di un tiramisù commovente.
Sempione42 Corso Sempione, 42 Milano tel.02.31.78.49 www.sempione42.com
|
|