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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
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Questa è l'ultima ricetta dello Chef. Abbiamo deciso di mollare tutto. Troppo caldo, troppi impegni, poca vitalità tra i blog.
E così, come già molti blogger prima di noi hanno deciso, chiudiamo tutto.
E partiamo per le vacanze!!!!!!!
Paura, eh?!?
No, noi siamo stanchi, ma stanchi di altre cose: del lavoro, del caldo, della maleducazione dei clienti, delle metro senza aria condizionata, delle malattie che colpiscono persone a noi care, dei capi ansiosi e incapaci di delegare, dei capi che gestiscono attività culturali con l'apertura mentale di una scatoletta di ananas; siamo stanchi delle persone che ci urtano e non chiedono scusa, di quelle che pretendono un'informazione senza nemmeno salutare, stanchi dei posti fregatura, dei vicini rompicoglioni che quando pulisci casa si lamentano perché alle loro anziane orecchie arrivano boati manco avessi messo bombe in cucina per far brillare il pavimento (e questo, permettete, è un gioco linguistico che Bergonzoni se lo sogna).
Certo, siamo anche stanchi dei foodblog: siamo stanchi di questi blog di cibo che nascono ovunque ma soprattutto comunque, pieni di ricette trite e ritrite, copia di altre, che servono solo alle celebri casalinghe trevigiane, pieni di banalità ed errori grammaticali da far impallidire anche me che sono alla quinta-sesta lampada, senza una veste grafica decente, pieni di foto mal fatte, sfocate, mangiate e sputacchiate, nati sull'onda di chissà quale entusiasmo di un pomeriggio improduttivo, che non aggiungono niente alla mia giornata e sono anche bruttini da guardare.
Ma non c'è solo stanchezza: nella nostra blogroll ci sono tutti quei blog che amiamo sfogliare e leggere (alcuni, anche ri-leggere). Ci sono quelli che ci mostrano un mondo di sapori mai immaginato, quelli che ci permettono di scoprire un ingrediente, quelli che impazziscono per accostamenti originali; c'è chi fa un viaggio e ha la capacità di portare con sè anche il lettore, chi parla della sua giornata e ti fa venire voglia di averla passata insieme a lui, chi fotografa con tale bravura da lasciarti ipnotizzato.
Ci sono i blog fatti bene e quelli fatti male, e i primi aprono discussioni, accendono assensi e dissensi, sfociano in rapporti veri, faccia a faccia e mestolo con mestolo; i secondi, se già sono dimenticabili per gli aspetti di cui sopra, lo diventano quando ciò che sono capaci di radunare intorno a sè si riduce a un coro di "hiiiiiii" e "ohoooo" e "bravaaaaa" e "che bontààààà". Che palle, dico io.
Per cui con questo post vi salutiamo e vi ringraziamo: grazie per i commenti intelligenti, perché cari lettori con voi è piacevole ridere e discutere, vi ringraziamo per i caffè e soprattutto i tè presi insieme, grazie perché con le vostre parole continuate a scrivere il post, e lo fate in maniera ricca e composita. Questo blog è molto libero, e spero che voi vi sentiate sempre i benvenuti a dire la vostra.

Lunedì 4 agosto partiamo: prima la Bretagna e poi Parigi, per due settimane. Partiamo con la moleskine dei ristoranti, quella in regalo con nonricordopiùcheguida, dove annoteremo i posti dove ci fermeremo a mangiare, quasi mai per caso. Ci vediamo e sentiamo al nostro e vostro ritorno!
(E ora torniamo al tono scherzoso/friendly/mica pizza e fichi della donna foodblogger che è in me...)

Ho perso il conto di quante ricette ho provato con l'abbinamento pistacchi-albicocche-cardamomo: ho preparato dei muffin, ho modificato il cake con il bergamotto preparandolo con la marmellata di questa ricetta; ho divorato un cous cous senza cardamomo ma con tutto il resto più del pollo. Ora vi propongo questa: la bavarese viene da Bian, e l'ho preparata come la fa lei, l'unica è che non avendo la pasta di pistacchi ho frullato l'equivalente in peso di pistacchi insieme a qualche goccia di acqua e mezzo dito di latte. Una volta preparata l'abbiamo versata nei bicchierini e posta in frigo a raffreddare.
La marmellata di albicocche proviene dal libro Finger Food della Lapertosa, è pensata per una Sacher nel bicchiere (che noi abbiamo sperimentato con successo) ed è rapidissima da preparare.
Ingredienti (per 6 bicchierini più un cake...) Albicocche 500g Zucchero 100g Il succo di 1/2 limone Cardamomo 4-5 semini leggermente pestati
Tagliate le albicocche in quarti, e cuocetele eliminando il nocciolo ma non la buccia insieme agli altri ingredienti a fuoco medio-basso per 15-20 minuti. La composta sarà pronta quando immergendovi un cucchiaio questo rimarrà velato in maniera consistente sul dorso. Versate la composta in un vasetto e fate raffreddare.

Per il dolce versate un cucchiano abbondante di marmellata sulla bavarese, decorate con qualche pinolo e servite. Comodo perché si può preparare tutto in anticipo.
Buone vacanze!
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Il blog devoto della pizza va in pellegrinaggio verso la migliore pizzeria lombarda. Così ci dicevano, e così è, per la nostra esperienza. Per Milano il nostro indirizzo è sempre Coke, ma una pizzeria come la Tric Trac a Legnano vale la scampagnata.
Solo per amanti della pizza. Fanno anche ristorante, ma, per dire, per il pesce fresco è necessaria la prenotazione. E in effetti noi non abbiamo visto nemmeno una portata che non fosse pizza. L'ambiente non sarebbe nemmeno da pizzeria. Le plafoniere, i quadri, ne fanno una specie di, non so, mensa riconvertita. Voglio essere il più brutale possibile, perché quello è ciò che vi aspetta, col bancone del bar all'ingresso, i frigoni con i semifreddi, i colori pastello. Alla Tric Trac, ancora, si va solo per la pizza. Due pizze, a testa. Eccezionali i salumi e le materie prime in genere, e quindi una bruschetta al lardo di antipasto potrebbe anche starci. Ma raccomanderemmo di dedicarsi alle pizze e solo a loro. Il formato quasi napoletano consente di doppiare, tranquilli.
La scelta è più ardua del solito, gli incerti cronici saranno puniti prima che dal "gusto" della pizza dalla sua base. Impasti al finocchietto, al basilico, al grano saraceno, al mais, allo zafferano. La curiosità è tanta, anche perché queste pizze speciali lo sono anche per i condimenti. Le alici del mar Cantabrico, il bagoss, il prosciutto di Praga. In accostamenti straricchi e non modificabili. Bene, anche se tante idee finiscono per ammonticchiarsi prive di discernimento. Pizze tanto ricche, intriganti come si diceva negli anni novanta, ma aggressive. Diciamo che l'esperienza va fatta, e la qualità di ingredienti e impasto lasciano sonni tranquilli. Si fa anche una certa figura con parenti e amici, e l'originalità lascia sempre una bella scia. Ma la raccomandazione, visto che siamo d'accordo che di pizze ne prenderete due, è che la seconda sia una classica. Una a impasto classico. Anche per scoprire una diavola con un salamino piccante che abbia sapore e non solo sale e peperoncino. Il sapore vero della pancetta che si scioglie sopra, la cipolla che stufa in mezzo al loro fiordilatte straordinario al sapore della mozzarella fresca. Non cambia colore, non diventa un derivato del kevlar appena si fredda un po'. A trovarle un difetto, questo impasto profuma poco, ma non ci si pensa nemmeno per un momento, mentre si mastica.
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Cornicione alto, e leggero. La leggerezza classica della napoletana è addizionata di nerbo, e funziona eccome. La famosa alveolatura si apprezza nel ruotone intorno, ma soprattutto nella punteggiatura generosa del piatto, sottile il giusto, cedevole ma croccante. Fresco come pane appena sfornato, e guai a chi ci dice che "è normale visto che salta fuori in quel momento dal forno". Tratasi di rarità.
Comunque, tocca avere pazienza. Le pizze le fa il titolare, e lui solo. Con i sessanta coperti, o ottanta non saprei, che chiedono pizze ci si aspetterebbe almeno due persone davanti al bancone. E invece un uomo solo in plancia. Con calma, piano, dosando ingredienti, scegliendo gli impasti, un filo d'olio (poco o tanto a seconda della pizza, mica a caso), e buttando in forno una comanda per volta, magari due pizze solamente in un forno che ne prenderebbe tranquille sette. E lì stanno, a bruciacchiare, come deve essere. Il pizzaiolo-titolare che è anche l'addetto alla cassa, e allora magari le pizze saranno bruciacchiate solo da un lato, ma va bene anche così. Una mano artigianale nella banalità del locale, nel servizio rustico, efficace eh, ma quasi brusco. Ci vuole pazienza, a seconda delle serate. Il premio è una pizza dolce nel fiordilatte e forte nei salumi. Si sta sui 20, 25 euro a testa, ma ben spesi.
E' obbligatorio trascurare i rinforzini, cose come du' patatine fritte menre si aspetta. I dolci, vade retro, siamo ancora traumatizzati. Quelli fatti da loro, pochi, saranno anche buoni, ma le due volte che abbiamo avuto il piacere erano tutti finiti. Il resto è prodotto industriale, tra cui il peggiore tiramisù della mia vita. Chi abbia avuto esperienze migliori coi dolci ce le comunichi. Tornando al Tempio della pizza, ribadiamo che a essere speciali sono quelle classiche. Più speciali delle speciali, che pure definiscono e esaltano la cifra del locale, fra alici del mar Cantabrico, bagoss e altre prelibatezze. In fondo sono loro che portano gente da ogni dove, e a ragione. Siano le benvenute, le prelibatezze, su impasti al grano saraceno, allo zafferano, al finocchietto. Ma accompagnate da una pizza a impasto tradizionale, da cui si ricava la differenza con la massa delle pizzerie qualsiasi. Solo venti minuti da Milano, comodo parcheggio, e si rincasa a tempo per il cinema. Abbiamo sempre in programma di tentare Ciripizza fuori weekend, ma per ora fra Coke e Tric e trac ci sentiamo coperti.
Ristorante via Montegrigna Pizzeria Tric Trac via Grigna, 12 tel.0331.54.61.73
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Vi avevo già parlato della colazione per Kja, per la quale oltre al cake al bergamotto (di cui ho già fatto una variante apprezzatissima) avevo cucinato dei semplici muffin, al cocco e cioccolato. I muffin di per sè sono banalissimi, ma hanno avuto l'inaspettato effetto di farmi riapprezzare il cocco, ingrediente snobbato per parecchi anni, tornato ora alla ribalta nella maniera più capricciosa, quella che rende bizzarre le mie voglie di un certo ingrediente presentandosi in orari inusuali e con modi bizzosi. (Penso spesso con paura a se e quando mi capiterà di essere incinta: se già ora rompo i c*##!@++i a dismisura a quel sant'uomo di Fabrizio quando desidero qualcosa, cosa mi succederà quando avrò le famose "voglie"? E se è fondato il detto secondo il quale non ci si deve mai toccare il corpo durante uno di questi attacchi famelici di ingredienti - mai a portata di mano per definizione -, altrimenti il povero bambino avrà macchie sul proprio corpo del colore dell'ingrediente desiderato dalla mamma, allora il mio ipotetico figlio avrà impresso sul proprio corpicino la geografia degli alimenti, l'arcobaleno delle spezie, le forme dei frutti e i chiaroscuri del caffè...)
Vabbè, la ricetta è questa Ingredienti (per circa 10 muffins cioccococco) Farina 210g Zucchero 180g Lievito per dolci 10g Farina di cocco 80g Uova 3 Latte 150ml Burro fuso 130g Gocce di cioccolato 50g Sale fino un pizzico
Preriscaldate il forno a 180°. Setacciate in una terrina gli ingredienti secchi: farina, zucchero, lievito, farina di cocco, e il sale. In un altro recipiente sbattete leggermente le uova con il latte e il burro fuso che avrete fatto raffreddare. Unite le due misture, secca e liquida, mescolando velocemente e non troppo, l'importante è amalgamarle. Aggiungete le gocce di cioccolato. Riempite i pirottini per metà della loro capienza e infornate per 25 minuti. La foto qui sotto, di indubbia superiorità, è ovviamente di Kja!

Ps. Io una "voglia" scritta sul corpo ce l'ho, è di caffè e sta sulla gamba destra. E voi?
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Questo cake sembrava maledetto. Forse perché l'ho rielaborato io, che non ho un ottimo rapporto con i dolci lievitati (ma non mi scoraggio).
Tentativo n.1 La prima volta si è suicidato in forno: dopo i 40 minuti della ricetta era ancora un blob informe, dopo 1 ora e mezza aveva la consistenza della cellulite e dopo due ore e mezza con la carta argentata in superficie è crollato al centro, affossandosi impietosamente. Cosa era successo? Mille domande e mille risposte (tutte intelligenti), decadute di fronte a una inappellabile constatazione: il forno era sì acceso, ma in funzione grill. Ho grillato il cake, che non ha gradito.
Tentativo n.2 Controllo che il forno sia acceso per bene e senza scherzetti, procedo con la ricetta, questa volta aggiungo le albicocche decorando la superficie del cake a mò di linea prima di infornarlo. Dopo 10-15 minuti comincio a sentire puzza di bruciato: il cake si stava affossando al centro, mentre il resto lievitava e cresceva senza ordine, gocciolando dai bordi dello stampo e carbonizzandosi in forno. Non riusciva a crescere dove avevo messo le albicocche (????)... Dopo altri tentativi ho spento mestamente il forno: il cake si presentava con una voragine al centro, come se Mosè ci avesse fatto una passeggiata e le acque non si fossero richiuse alle sue spalle.
Tentativo n.3 Non mi freghi più, cake odioso, bando alla frutta fresca che fa acqua e allo stampo da cake che mi ha preso in antipatia. Torno ai miei dolci muffins... Un successone, dei muffins buonissimi, da mangiare a colazione o sorseggiando una profumata tazza di tè freddo (in questo periodo bevo il Pi Lo Chung regalatomi da Kja e del Cina Yin Zhen Silver Needle, dono di Acilia: due cucchiaini per un litro di acqua in infusione per una notte. Grazie ragazze!).

Ingredienti per 12 muffins Farina 200g Uova 3 Zucchero di canna 160g Burro fuso 150g Cardamomo i semini di 2 o 3 bacche Pistacchi 1 manciata Albicocche secche 100g Lamponi 12 Lievito 11g Sale 1 pizzico
Accendete il forno a 180°. Aprite le bacche di cardamomo e pestatene i semini; tritate grossolanamente i pistacchi. Tagliate le albicocche in pezzetti non troppo piccoli. Sbattete le uova con lo zucchero finché il composto non risulti spumoso, quasi bianco: aggiungete nell'ordine la farina setacciata, il burro, i pistacchi, il cardamomo, il sale e le albicocche. Unite il lievito e versate il composto negli stampini, dove avrete precedentemente collocato un lampone per ogni muffin. Cuocete per 20-25 minuti. Fate raffreddare su una gratella e servite.
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27/07/2008 @ 10.57.05
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