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Per questa estate, in luogo dei consueti consigli sulle novità in libreria, vi segnalo una cinquina di libri di cucina molto speciale: speciale, sì, perché questi libri sono stati selezionati come finalisti per il premio Bancarella della Cucina che si svolgerà a Pontetremoli (MS) il 27 settembre 2009. Il premio in questione, dedicato alla letteratura enogastronomica, è giunto alla sua quarta edizione, e si prefigge lo scopo di "valorizzare la cultura delle tradizioni gastronomiche, patrimonio che caratterizza la storia di ogni Paese": della commissione di scelta fanno parte nomi noti come Paolo Marchi, Moreno Cedroni, Massimo Bottura e Gigi Padovani e la giuria è composta da ottanta persone, tra cui ristoratori, giornalisti e librai. E tra cui io, in quanto libraia e foodblogger  Questa estate quindi avrò l'immenso piacere di leggere i seguenti libri
_La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo di Gaetano Cappelli Marsilio Editore, € 17 - ean 9788831795944
In realtà qui sarà una rilettura, un piacevole ritrovarsi nel sud familiare di Gaetano Cappelli, già intervistato per le pagine di questo blog. Per la presentazione di questo libro c'è stato un interessante connubio gastronomico/librario che ha visto diversi chef confrontarsi con intepretazioni sempre diverse del Pacchero Estremo, ricetta che non viene mai svelata durante il libro ma che ha scatenato la fantasia dei lettori gastronomi e golosi di Cappelli. Al di là della passione culinaria, rimane una commedia brillante piena di colpi di scena.
_Nella dispensa di Don Camillo. L'oste Giovannino Guareschi e la cucina della Bassa di Enrico Sisti, Andrea Grignaffini e Giorgio Grignaffini Guido Tommasi Editore, € 13 - ean 9788895092690
Un viaggio intorno a Giovannino Guareschi, in quel lembo di terra tra il Po e la via Emilia: terra di culatello e di vinelli spumosi, in cui si intersecano ricordi, prodotti e ricette. A raccontare questo mondo, tre studiosi di cibo, tre uomini che lo praticano ma che soprattutto amano quello stesso lembo di terra che descrivono. Una guida per un viaggio gastronomico-sentimentale.
_Le donne e la cucina nel ventennio di Luisella Ceretta Susalibri
In “Le donne e la cucina nel ventennio” Luisella Ceretta ripercorre gli anni tragici tra il 1935 e la fine della seconda guerra mondiale: anni durante i quali in Italia si mangiava poco e male ma la logica del regime fascista tentava con ogni mezzo di rendere più leggera e gradevole la situazione. Dall'utilizzo delle parti di scarto degli alimenti, alla coltivazione di piante sul proprio balcone, vengono raccolte le ricette e le curiosità dai fornelli ai tempi del fascismo, che per tanti versi ricordano i consigli antispreco tornati in voga anche in questi tempi. Se ora abbiamo imparato a produrre il formaggio e il pane in casa, e a piantare pomodori e basilico sul terrazzo, spero che la lettura di questo libro offra ulteriori spunti anticrisi da diffondere e fare propri.
_Rane e ranocchi. Memoria e cucina di Graziano Pozzetto Editore Panozzo, € 14,00 - ean 9788874721061
Leggere un intero libro sulle rane, per me che vengo da Salerno, in cui al massimo si mangia il sangue del maiale, è un battesimo per un nuovo mondo. Graziano Pozzetto si è avvalso di contributi, saggi racconti, ricette di autorevoli scrittori, studiosi, osti, chef, viaggiatori di cibo per tenere viva una passione gastronomica che vede le rane come protagoniste. Il ricco e suggestivo mosaico comprende aspetti scientifici, saggi storico-letterari sulla simbologia delle rane attraverso i secoli, ricettari a tema dal 1400 ai giorni nostri, una mappa della tradizione regionale, ricette canoniche professionali, territoriali provenienti da giacimenti tradizionali e il contributo di alcuni grandi maestri francesi. Non mancano le istruzioni per l’uso a tavola e in cucina, un approfondimento sul delicato tema delle rane d’importazione, anche attraverso il ruolo di un’azienda leader, l’indicazione dei luoghi di ristorazione a base di rane, senza trascurare feste e sagre popolari. Le ricette sono oltre 240. Dopo questo libro, sarà tutta una caccia alle rane.
_Oro giallo. Farina di mais: dalla polenta al gelato di Francesca Negri Editore Curcu & Genovese Ass. , € 20 - ean 9788889898598
Quante cose si possono fare con la farina di mais? Se la vostra risposta si limita alla polenta, e se per voi la polenta è quel cibo prettamente invernale, allora questo libro prova a farvi cambiare idea. La polenta diventa infatti una sfoglia pronta ad accogliere prelibati ragu (di funghi, di carne, di verdure), e prende la forma di gnocchi e di spaghetti, fa da base a sfiziosi crostini da servire come aperitivo e diventa anche un dolce, per sorprendere nei dessert. Per me che ho mangiato la polenta dieci volte in vita mia, effettivamente sempre in periodi invernali, questo libro è una vera scuola di cucina. Seguiranno ricette sorprendenti.
Qui sotto, il manifesto del premio!

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Non ho mai voluto essere una donna "da classici": ho sempre snobbato i best-seller della letteratura, le mode delle scarpe a punta, andare dove vanno tutti. In realtà finivo col far parte di un altro gruppo, cosa che non ammettevo, e con me tutti gli altri alternativi che rifiutavano Moccia e osannavano Grotowski, ma le tendenze funzionano da sempre così. Col tempo mi sono ammorbidita, sono maturata, e sono ritornata ai classici, scoprendo di aver avuto ragione per molte cose, ma che nel frattempo mi sono persa dei veri e propri capolavori: Tolstoj, i leggings, e la torta di ciliegie della Barbagli. Si deve essere stolti e tonti per non cucinare questa torta, che ho modificato solo leggermente aggiungendo un po' di scorza di limone, ma solo perché le mie ciliegie non erano profumatissime. Per il resto la torta è un classico, morbida, lineare, semplice da realizzare, leggermente croccante. Da spiluccare ascoltando questa canzone.

Ingredienti Farina 100g Ciliegie 500g (il peso si riferisce alla ciliegie denocciolate) Zucchero 100g Farina di mandorle 100g Burro 80g Uova 2 Liquore alle ciliegie 2 cucchiai Lievito per dolci 1 cucchiaino Sale 1 pizzico La scorza di 1/4 di limone grattuggiata Per la tortiera (da 18cm): 1 noce di burro + zucchero di canna
Lasciate il burro a temperatura ambiente per una decina di minuti, in modo da farlo ammorbidire. Lavate e snocciolate le ciliegie. Mescolate con una frusta il burro morbido e lo zucchero, aggiungete la farina di mandorle, e poi le uova, incorporandole una ad una. Aggiungete quindi la farina setacciata con il lievito, il sale, la scorza del limone e il liquore. Imburrate la tortiera e cospargetela di zucchero di canna e versatevi il composto. Aggiungete le ciliegie, premendo un po'. Non vi spaventate, le ciliegie sembreranno tantissime e invece ci vanno tutte. Infornate a 180° per 40-45 minuti. Lasciate raffreddare prima di sfornare.
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Penso di essere l'ultima a parlarvi dell'evento blogger organizzato da Kraft e Mindshare presso il Teatro7: ne hanno ampiamente parlato le magnifiche foodblogger che hanno partecipato con entusiasmo, con le proprie ricette e con bellissime foto (a cui si aggiungono le splendide foto ufficiali di Roberto Granatiero). La giornata è stata davvero magnifica, un'occasione per cucinare insieme, per conoscersi, e soprattutto (almeno per me) per vedere dal vero Viviana Lapertosa, già autrice di Finger Food, cuoca a domicilio, "cuoca che scrive" (cit.) e che si è rivelata splendida, appassionata e preparata. La Lapertosa ha "giocato con il cibo e le ricette", come ama fare, rielaborando i grandi classici della cucina italiana e internazionale, proponendo tra l'altro un panino che si presentava in maniera improbabile (toast, sottilette, burro di arachidi, banane, e il tutto fritto) e che invece si è rivelato una golosità decadente da paura: i bloggers hanno poi proposto e cucinato le loro ricette, tra cui il toast pizza di Daniela, il cous cous di Elga, la frittata Belfagor di Laura, le patate di Paola, i tortini di Francesca e molte altre ricette. Il tutto, va detto, con le sottilette. Ora, al di là del plauso meritato che va alla Kraft e alla Mindshare per aver organizzato un evento in cui le persone, l'ospitalità e la convivialità sono state in primo piano, un evento in cui il marketing era lo scopo, ma era un marketing umano (e qui cito FrancescaV) come non si era mai visto, vorrei spendere un altro paio di parole sulla questione della pubblicità nei blog.
Sono passati circa due anni in cui, dalle pagine di questo blog, azzannavo i bloggers che si davano alla pubblicità, e nello specifico caso alla pubblicità della pentola a pressione Lagostina (tra cui, va detto, la povera Sandra di UtDz, conosciuta proprio durante l'evento della Kraft, che ho martoriato in tutti i modi per questa storia della Lagostina, e questo è un mea culpa pubblico): sono cambiate molte cose durante questi due anni, tra cui l'idea che ho del legame tra il blog e la pubblicità. Molti blog hanno cominciato a esporre loghi di aziende, a utilizzare i prodotti delle stesse, a essere sponsorizzate da questo o da quell'altro marchio nelle raccolte di ricette per proporre un premio in prodotti di quello stesso marchio, e questo, almeno per quello che vedo in giro e per il modo in cui ho interpretato la cosa, non ha snaturato nessuno dei blog che ha fatto pubblicità, e ha sicuramente aperto una nuova strada nel mondo dei foodblog. Il fatto che un marchio enorme come Kraft abbia scelto di veicolare la sua immagine anche attraverso il racconto di una decina di blog, che aziende come la Whirpool regalino forni affinché i blogger li utilizzino per creare delle ricette, che la Silikomart spedisca i suoi stampi di silicone alla blogosfera intera, che le Tamerici, Esperya e molti altri si propongano come sponsor, significa due cose: 1. che i foodblog, beghe interne e antipatie nascoste a parte, sanno raccogliere consensi, un pubblico affezionato e un'immagine positiva dei prodotti che propongono; 2. che siamo la nuova frontiera del viral marketing e del marketing in genere, e che più passerà il tempo più saremo sommersi di proposte pubblicitarie e di collaborazione con questo e quell'altro marchio. Prima o poi la bolla si sgonfierà, ma prevedo una buona ondata nei mesi a venire.
Un esempio lo possiamo vedere già adesso nelle raccolte: un tempo si chiamavano meme, si sceglieva un tema, come "i biscotti", e raccoglievamo le ricette di biscotti, pubblicate poi in un file liberamente accessibile. Lo scopo della raccolta era la raccolta stessa. Ora quasi più nessuno usa la parola "meme", e una buona percentuale delle raccolte ha come scopo (ultimo, secondario o che si dica, ma ufficialmente lo scopo è quello) quello di vincere un premio, che sia un libro, un pacco di spezie o delle chicche gastronomiche magari non facilmente reperibili. Rispetto a prima, proporre un premio, un concorso, invece che una raccolta sembra essere diventata la norma. Si potrà proporre una raccolta senza un premio, o sarà un obbligo far vincere qualcosa? Più in generale, e questo lo chiedo a voi: lusinghe a parte, è giusto porre un limite alla proposta di pubblicità da parte dei blog? Qual è la direzione verso cui si sta andando: un nuovo modo di fare televendita? Un mondo dei foodblog sempre più professionale? Accetteremo di fare pubblicità a qualsiasi cosa in cambio di una lavastoviglie? (io sì, se qualcuno mi legge, sappiatelo) Dicevamo prima che le aziende stanno cominciando a capire l'efficacia del marketing quando passa da un foodblog, per la sua capacità di veicolare un'immagine positiva del cibo e del modo di prepararlo, grazie all'attenzione di molti bloggers a temi come la stagionalità, la qualità dei prodotti, la ricerca di buone materie prime: ci sono dei prodotti che non pubblicizzereste mai, pena la perdita di questa immagine positiva? Pubblicizzare prodotti industriali squalifica l'immagine di un foodblog?
Per ora non ho nessuna risposta certa a queste domande, vi va di parlarne insieme?
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Possono dei tartufini di formaggio essere degni di un post? Sì, se come me li fate per la prima volta. Mi sono documentata manco dovessi cucinare un piccione con frutti esotici, qualche consultazione su Facebook con le amiche foodblogger, un giro dal mio formaggiaro, una chiaccherata con ciò che giaceva dimenticato in dispensa e voilà, i tartufini erano pronti per una cena con amici. Di solito si usano dei caprini, quelli da supermercato per intenderci, ma avevo paura fossero troppo aggressivi, così mi sono fatta consigliare dal mio formaggiaro che mi ha venduto un formaggio di latte vaccino, lavorato come fosse un caprino fresco, di fattura artigianale e di latte di mucche piemontesi. Una bontà, così fresco e delicato. L'ho unito a del caprino da supermercato e a della crescenza, ottenendo così un tartufo morbido, non aggressivo, che si sposava bene con tutti i sapori con cui l'ho legato.
Ingredienti (a occhio, per circa 16-20 tartufini) Formaggio di latte vaccino 500g Caprino fresco 200g Crescenza 100g Per le diverse panature Semi di senape e erbe provenzali Noci pecan e nocciole di Giffoni Semi di papavero, lamponi e boccioli di rosa sbriciolati Erba cipollina Olive di Nocellara del Belice
Mescolate i formaggi e formate delle palline. Andate a mettere in una ciotola i vari ingredienti con cui andrete a legarle, e impanateci i tartufini, pressando ben bene. Riponete quindi in frigo fino al momento di servire.
Mi scuso per la foto ma il mio pc ha subito un attacco di un antipatico virus goloso che ha mangiato tutti i tartufini...
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Tuttofood è la fiera dell'agroalimentare che si è svolta a Milano dal 10 al 13 giugno: una fiera voluta e composta per lo più dai produttori e distributori della enorme distribuzione (cit.), e in cui i veri protagonisti sono i buyer, grandi e piccoli, tutti internazionali per un giorno, tutti in fiera a mandare avanti il business. Non si vada a Tuttofood come ci sono andata io, ossia aspettandomi una fiera come Il Salone del Gusto, ma ci si prepari a vedere cose che voi umani... Degli aspetti più kitsch e impressionanti di Tuttofood ho già parlato nel blog di Massimo Bernardi, a cui vi rimando. Ma Tuttofood non è stato solo questo, e vi lascio qui gli appunti positivi.
_ La conoscenza con il sig Setaro, quello della pasta. In cinque minuti mi ha preparato un preventivo per un ordine da 30kg, da dividere con "un'eventuale zia qui a Milano, 15kg e 15kg", per poi invitarmi presso l'azienda di Torre Annunziata a comprare la pasta direttamente in loco, per risparmiare. Mi sono quasi commossa di fronte a quel garbo napoletano e quella efficienza del sud che tanto mi manca.
_ L'incontro con il sig. Fontanella, quello dei pelati più buoni del mondo (anche di quelli di Eataly), che, dopo aver ricevuto i miei complimenti, si smuove dal suo apparire burbero e mi lascia il suo biglietto da visita con il numero del cellulare, dicendomi di chiamarlo per qualsiasi cosa, e di presentarmi come la ragazza di Battipaglia che ha conosciuto in Fiera
_ Due chiacchere con il sig. Minicozzi, produttore di olio di Benevento, sull'andar per fiere. Che fatica e quanta speranza, in bocca al lupo! Tra i suoi prodotti, il Lemolì, un olio aromatizzato al limone, che, anche grazie a questo post di Kja, sarei curiosa di provare.
_ Una signora che produce e vende aceto balsamico di Modena, davvero cordiale, che dopo avermi fatto assaggiare diversi aceti, mi permette di scattare un paio di foto. Per poi simpaticamente suggerirmi di andare sul sito dell'aceto, "dove potrà scaricare foto sicuramente più belle delle sue".
_ Menzione speciale per il cappuccino al matcha, che ho inseguito dall'ingresso e che è buonissimo, servito con dei burrosi biscotti sempre al matcha. Sentir parlare di matcha e vederlo servito in forma di italianissimo cappuccino è stata la sorpresa che non ti aspetti, e parlare con le produttrici una delle chiaccherate più piacevoli della fiera. Provare a far conoscere il matcha è già un atto coraggioso, farlo con qualità, competenza e provarci in una fiera della grande distribuzione è da applausi. E' possibile acquistare dei prodotti dal loro sito, tra cui il matcha con cui preparano il delizioso cappuccino. Altre informazioni sui loro prodotti le trovate a questo indirizzo.
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