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<title>The cHef Is on The TaBLe</title><link>http://www.thechefisonthetable.com/dblog/</link>
<description>The cHef Is on The TaBLe</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Un dolce nel bicchiere e un saluto a tutti]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td><img alt="" src="/public/bavarese_pist2.jpg" /></td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>
            <p align="justify"><br />Questa &egrave; l'ultima ricetta dello <em>Chef</em>.<br />Abbiamo deciso di mollare tutto.<br />Troppo caldo, troppi impegni, poca vitalit&agrave; tra i blog.</p>
            <p align="justify">E cos&igrave;, come gi&agrave; molti blogger prima di noi hanno deciso, chiudiamo tutto.<br /><br />E partiamo per le vacanze!!!!!!!<br /><br />Paura, eh?!?</p>
            <p align="justify">No, noi siamo stanchi, ma <strong><font color="#00cc00">stanchi di altre cose</font></strong>: del lavoro, del caldo, della maleducazione dei clienti, delle metro senza aria condizionata, delle malattie che colpiscono persone a noi care, dei capi ansiosi e incapaci di delegare, dei capi che gestiscono attivit&agrave; culturali con l'apertura mentale di una scatoletta di ananas;<br />siamo stanchi delle persone che ci urtano e non chiedono scusa, di quelle che pretendono un'informazione senza nemmeno salutare, stanchi dei posti fregatura, dei vicini rompicoglioni che quando pulisci casa si lamentano perch&eacute; alle loro anziane orecchie arrivano boati manco avessi messo bombe in cucina per far brillare il pavimento (e questo, permettete, &egrave; un gioco linguistico che <a href="http://www.alessandrobergonzoni.it/" target="_blank">Bergonzoni</a> se lo sogna). <br /><br />Certo, siamo <strong><font color="#00cc00">anche stanchi dei foodblog</font></strong>: siamo stanchi di questi blog di cibo che nascono ovunque ma soprattutto comunque, pieni di ricette trite e ritrite, copia di altre, che servono solo alle celebri casalinghe trevigiane, pieni di banalit&agrave; ed errori grammaticali da far impallidire anche me che sono alla quinta-sesta lampada, senza una veste grafica decente, pieni di foto mal fatte, sfocate, mangiate e sputacchiate, nati sull'onda di chiss&agrave; quale entusiasmo di un pomeriggio improduttivo, che non aggiungono niente alla mia giornata e sono anche bruttini da guardare.</p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Ma non c'&egrave; solo stanchezza</font></strong>: nella nostra blogroll ci sono tutti quei blog che amiamo sfogliare e leggere (alcuni, anche ri-leggere). Ci sono quelli che ci mostrano un mondo di sapori mai immaginato, quelli che ci permettono di scoprire un ingrediente, quelli che impazziscono per accostamenti originali; c'&egrave; chi fa un viaggio e ha la capacit&agrave; di portare con s&egrave; anche il lettore, chi parla della sua giornata e ti fa venire voglia di averla passata insieme a lui, chi fotografa con tale bravura da lasciarti ipnotizzato.</p>
            <p align="justify">Ci sono i <strong><font color="#00cc00">blog fatti bene e quelli fatti male</font></strong>, e i primi aprono discussioni, accendono assensi e dissensi, sfociano in rapporti veri, faccia a faccia e mestolo con mestolo; i secondi, se gi&agrave; sono dimenticabili per gli aspetti di cui sopra, lo diventano quando ci&ograve; che sono capaci di radunare intorno a s&egrave; si riduce a un coro di &quot;hiiiiiii&quot; e &quot;ohoooo&quot; e &quot;bravaaaaa&quot; e &quot;che bont&agrave;&agrave;&agrave;&agrave;&agrave;&quot;.<br />Che palle, dico io.</p>
            <p align="justify">Per cui con questo post vi salutiamo e <strong><font color="#00cc00">vi ringraziamo</font></strong>: grazie per i commenti intelligenti, perch&eacute; cari lettori con voi &egrave; piacevole ridere e discutere, vi ringraziamo per i caff&egrave; e soprattutto i t&egrave; presi insieme, grazie perch&eacute; con le vostre parole continuate a scrivere il post, e lo fate in maniera ricca e composita.<br />Questo blog &egrave; molto libero, e spero che voi vi sentiate sempre i benvenuti a dire la vostra.<br /><br /><img alt="" src="/public/bavarese_pist1.jpg" /></p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Luned&igrave; 4 agosto partiamo</font></strong>: prima la <strong>Bretagna</strong> e poi <strong>Parigi</strong>, per due settimane.<br />Partiamo con la moleskine dei ristoranti, quella in regalo con <em>nonricordopi&ugrave;cheguida</em>, dove annoteremo i posti dove ci fermeremo a mangiare, quasi mai per caso.<br />Ci vediamo e sentiamo al nostro e vostro ritorno!</p>
            <p align="justify">(E ora torniamo al tono <em>scherzoso/friendly/mica pizza e fichi</em> della donna foodblogger che &egrave; in me...)<br /><br /><img alt="" src="/public/bavarese_pist0.jpg" /></p>
            <p align="justify">Ho perso il conto di quante ricette ho provato con l'abbinamento <em>pistacchi-albicocche-cardamomo</em>: ho preparato dei <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=189" target="_blank"><strong>muffin</strong></a>, ho modificato il <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=185" target="_blank"><strong>cake con il bergamotto</strong></a> preparandolo con la marmellata di questa ricetta; ho divorato un <strong>cous cous</strong> senza cardamomo ma con tutto il resto pi&ugrave; del pollo. <br />Ora vi propongo questa: la bavarese viene da <strong>Bian</strong>, e l'ho preparata <a href="http://lossoelalisca.blogspot.com/2007/04/quando-una-bavarese-incontra-un-mousse.html" target="_blank">come la fa lei</a>, l'unica &egrave; che non avendo la pasta di pistacchi ho frullato l'equivalente in peso di pistacchi insieme a qualche goccia di acqua e mezzo dito di latte. Una volta preparata l'abbiamo versata nei bicchierini e posta in frigo a raffreddare.</p>
            <p align="justify">La marmellata di albicocche proviene dal libro <strong><font color="#ff9900">Finger Food</font></strong> della Lapertosa, &egrave; pensata per una <em>Sacher nel bicchiere</em> (che noi abbiamo sperimentato con successo) ed &egrave; rapidissima da preparare.</p>
            <p align="justify"><em>Ingredienti</em> (per 6 bicchierini pi&ugrave; un cake...)<br /><strong>Albicocche</strong> 500g<br /><strong>Zucchero </strong>100g<br /><strong>Il succo di&nbsp; 1/2 limone <br />Cardamomo</strong> 4-5 semini leggermente pestati</p>
            <p align="justify">Tagliate le albicocche in quarti, e cuocetele eliminando il nocciolo ma non la buccia insieme agli altri ingredienti a fuoco medio-basso per 15-20 minuti. La composta sar&agrave; pronta quando immergendovi un cucchiaio questo rimarr&agrave; velato in maniera consistente sul dorso. Versate la composta in un vasetto e fate raffreddare.<br /><br /><img alt="" src="/public/marmellata-di-albicocche.jpg" /></p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Per il dolce</font></strong> versate un cucchiano abbondante di marmellata sulla bavarese, decorate con qualche <strong>pinolo</strong> e servite.<br />Comodo perch&eacute; si pu&ograve; preparare tutto in anticipo.<br /><br /><strong><font color="#00cc00">Buone vacanze!</font></strong></p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            </td>
            <td width="100">&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="100">&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=194]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=194</guid>
	<dc:date>2008-07-26T13:45:18+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Maricler</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La meglio pizza di Milano sta a Legnano]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td valign="top" align="left" width="100">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"><img src="/public/homersbv.jpg" alt="" /></p>
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            <td valign="top" align="left" width="100">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"><br />Il blog devoto della pizza va in pellegrinaggio verso la migliore pizzeria lombarda. Cos&igrave; ci dicevano, e cos&igrave; &egrave;, per la nostra esperienza. Per Milano il nostro indirizzo &egrave; sempre <strong><a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?id=6" target="_blank">Coke</a></strong>, ma una pizzeria come la <strong>Tric Trac </strong>a Legnano vale la scampagnata.</p>
            <p align="justify">Solo per amanti della pizza. Fanno anche ristorante, ma, per dire, per il pesce fresco &egrave; necessaria la prenotazione. E in effetti noi non abbiamo visto nemmeno una portata che non fosse pizza. L'ambiente non sarebbe nemmeno da pizzeria. Le plafoniere, i quadri, ne fanno una specie di, non so, mensa riconvertita. Voglio essere il pi&ugrave; brutale possibile, perch&eacute; quello &egrave; ci&ograve; che vi aspetta, col bancone del bar all'ingresso, i frigoni con i semifreddi, i colori pastello. Alla Tric Trac, ancora, si va solo per la pizza. <strong>Due pizze</strong>, a testa.  Eccezionali i salumi e le materie prime in genere, e quindi una bruschetta al lardo di antipasto potrebbe anche starci. Ma raccomanderemmo di dedicarsi alle pizze e solo a loro. Il formato quasi napoletano consente di doppiare, tranquilli.</p>
            <p align="justify">La scelta &egrave; pi&ugrave; ardua del solito, gli incerti cronici saranno puniti prima che dal "gusto" della pizza dalla sua base. Impasti al finocchietto, al basilico, al grano saraceno, al mais, allo zafferano. La curiosit&agrave; &egrave; tanta, anche perch&eacute; queste pizze speciali lo sono anche per i condimenti. Le alici del mar Cantabrico, il bagoss, il prosciutto di Praga. In accostamenti straricchi e non modificabili. Bene, anche se tante idee finiscono per ammonticchiarsi prive di discernimento. Pizze tanto ricche, intriganti come si diceva negli anni novanta, ma aggressive. Diciamo che l'esperienza va fatta, e la qualit&agrave; di ingredienti e impasto lasciano sonni tranquilli. Si fa anche una certa figura con parenti e amici, e l'originalit&agrave; lascia sempre una bella scia. Ma la raccomandazione, visto che siamo d'accordo che di pizze ne prenderete due, &egrave; che la seconda sia una classica. Una a impasto classico. Anche per scoprire una diavola con un salamino piccante che abbia sapore e non solo sale e peperoncino. Il sapore vero della pancetta che si scioglie sopra, la cipolla che stufa in mezzo al loro fiordilatte straordinario al sapore della mozzarella fresca. Non cambia colore, non diventa un derivato del kevlar appena si fredda un po'. A trovarle un difetto, questo impasto profuma poco, ma non ci si pensa nemmeno per un momento, mentre si mastica.</p>
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" align="left" colspan="3">
            <p align="justify"><img alt="" src="/public/pulsante commento 4.jpg" /></p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify">Cornicione alto, e leggero. La leggerezza classica della napoletana &egrave; addizionata di nerbo, e funziona eccome. La famosa alveolatura si apprezza nel ruotone intorno, ma soprattutto nella punteggiatura generosa del piatto, sottile il giusto, cedevole ma croccante. Fresco come pane appena sfornato, e guai a chi ci dice che "&egrave; normale visto che salta fuori in quel momento dal forno". Tratasi di rarit&agrave;.</p>
            <p align="justify">Comunque, tocca avere pazienza. Le pizze le fa il titolare, e lui solo. Con i sessanta coperti, o ottanta non saprei, che chiedono pizze ci si aspetterebbe almeno due persone davanti al bancone. E invece un uomo solo in plancia. Con calma, piano, dosando ingredienti, scegliendo gli impasti, un filo d'olio (poco o tanto a seconda della pizza, mica a caso), e buttando in forno una comanda per volta, magari due pizze solamente in un forno che ne prenderebbe tranquille sette. E l&igrave; stanno, a bruciacchiare, come deve essere. Il pizzaiolo-titolare che &egrave; anche l'addetto alla cassa, e allora magari le pizze saranno bruciacchiate solo da un lato, ma va bene anche cos&igrave;. Una mano artigianale nella banalit&agrave; del locale, nel servizio rustico, efficace eh, ma quasi brusco. Ci vuole pazienza, a seconda delle serate. Il premio &egrave; una pizza dolce nel fiordilatte e forte nei salumi. Si sta sui 20, 25 euro a testa, ma ben spesi.</p>
            <p align="justify">E' obbligatorio trascurare i rinforzini, cose come du' patatine fritte menre si aspetta. I dolci, vade retro, siamo ancora traumatizzati. Quelli fatti da loro, pochi, saranno anche buoni, ma le due volte che abbiamo avuto il piacere erano tutti finiti. Il resto &egrave; prodotto industriale, tra cui il peggiore tiramis&ugrave; della mia vita. Chi abbia avuto esperienze migliori coi dolci ce le comunichi. Tornando al Tempio della pizza, ribadiamo che a essere speciali sono quelle classiche. Pi&ugrave; speciali delle speciali, che pure definiscono e esaltano la cifra del locale, fra alici del mar Cantabrico, bagoss e altre prelibatezze. In fondo sono loro che portano gente da ogni dove, e a ragione. Siano le benvenute, le prelibatezze, su impasti al grano saraceno, allo zafferano, al finocchietto. Ma accompagnate da una pizza a impasto tradizionale, da cui si ricava la differenza con la massa delle pizzerie qualsiasi. Solo venti minuti da Milano, comodo parcheggio, e si rincasa a tempo per il cinema. Abbiamo sempre in programma di tentare <strong><a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=88" target="_blank">Ciripizza</a></strong> fuori weekend, ma per ora fra Coke e Tric e trac ci sentiamo coperti.<br /><br /><strong>Ristorante via Montegrigna<br />Pizzeria Tric Trac<br /></strong>via Grigna, 12<br />tel.0331.54.61.73</p>
            <p align="justify"> </p>
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left">
            <p align="justify"> </p>
            </td>
            <td valign="top" align="left"> </td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=193]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=193</guid>
	<dc:date>2008-07-18T20:20:50+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Fabrizio</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Le voglie sul corpo - Muffin cocco e cioccolato ]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td><img alt="" src="/public/muffin_Cocco_Cioccolato1.jpg" /></td>
            <td width="100">&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="100">&nbsp;</td>
            <td>
            <p align="justify"><br />Vi avevo gi&agrave; parlato della <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=185" target="_blank"><strong>colazione per Kja</strong></a>, per la quale oltre al <strong>cake al bergamotto</strong> (di cui ho gi&agrave; fatto una variante apprezzatissima) avevo cucinato dei semplici muffin, al cocco e cioccolato.<br />I muffin di per s&egrave; sono banalissimi, ma hanno avuto l'inaspettato effetto di farmi riapprezzare il <strong>cocco</strong>, ingrediente snobbato per parecchi anni, tornato ora alla ribalta nella maniera pi&ugrave; capricciosa, quella che rende bizzarre le mie voglie di un certo ingrediente presentandosi in orari inusuali e con modi bizzosi.<br />(Penso spesso con paura a se e quando mi capiter&agrave; di essere <em>incinta</em>: se gi&agrave; ora rompo i c*##!@++i a dismisura a quel sant'uomo di Fabrizio quando desidero qualcosa, cosa mi succeder&agrave; quando avr&ograve; le famose &quot;voglie&quot;? <br />E se &egrave; fondato il detto secondo il quale non ci si deve mai toccare il corpo durante uno di questi attacchi famelici di ingredienti - mai a portata di mano per definizione -, altrimenti il povero bambino avr&agrave; macchie sul proprio corpo del colore dell'ingrediente desiderato dalla mamma, allora il mio ipotetico figlio avr&agrave; impresso sul proprio corpicino la <em>geografia degli alimenti</em>, l'arcobaleno delle spezie, le forme dei frutti e i chiaroscuri del caff&egrave;...)</p>
            <p align="justify">Vabb&egrave;, la ricetta &egrave; questa<br /><em>Ingredienti (per circa 10 muffins cioccococco)<br /></em><strong>Farina</strong> 210g<br /><strong>Zucchero</strong> 180g<br /><strong>Lievito per dolci</strong> 10g<br /><strong>Farina di cocco </strong>80g<br /><strong>Uova </strong>3<br /><strong>Latte </strong>150ml<br /><strong>Burro fuso</strong> 130g<br /><strong>Gocce di cioccolato</strong> 50g<br /><strong>Sale fino</strong> un pizzico</p>
            <p align="justify">Preriscaldate il forno a 180&deg;. Setacciate in una terrina gli ingredienti secchi: farina, zucchero, lievito, farina di cocco, e il sale.<br />In un altro recipiente sbattete leggermente le uova con il latte e il burro fuso che avrete fatto raffreddare.<br />Unite le due misture, secca e liquida, mescolando velocemente e non troppo, l'importante &egrave; amalgamarle. Aggiungete le gocce di cioccolato.<br />Riempite i pirottini per met&agrave; della loro capienza e infornate per 25 minuti.<br />La foto qui sotto, di <em>indubbia superiorit&agrave;</em>, &egrave; ovviamente di <a href="http://www.ilpranzodibabette.com/" target="_blank"><strong>Kja</strong></a>!<br /><br /><img alt="" src="/public/muffin_cocco_ciocco.jpg" /></p>
            <p align="justify"><strong><font color="#ff9900">Ps</font></strong>. Io una &quot;voglia&quot; scritta sul corpo ce l'ho, &egrave; di <strong>caff&egrave;</strong> e sta sulla gamba destra. E voi?</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            </td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=192]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=192</guid>
	<dc:date>2008-07-14T11:54:33+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Maricler</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Albicocche, pistacchi e cardamomo - Il cake maledetto]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td><img alt="" src="/public/albicocche_pistacchi_muffin.jpg" /></td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td>
            <p align="justify"><br />Questo cake sembrava maledetto. Forse perch&eacute; l'ho rielaborato io, che non ho un ottimo rapporto con i dolci lievitati (ma non mi scoraggio).</p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Tentativo n.1<br /></font></strong>La prima volta si &egrave; suicidato in forno: dopo i 40 minuti della ricetta era ancora un blob informe, dopo 1 ora e mezza aveva la consistenza della cellulite e dopo due ore e mezza con la carta argentata in superficie &egrave; crollato al centro, affossandosi impietosamente.<br />Cosa era successo?<br />Mille domande e mille risposte (tutte intelligenti), decadute di fronte a una inappellabile constatazione: il forno era s&igrave; acceso, ma in <strong>funzione grill</strong>. Ho grillato il cake, che non ha gradito.</p>
            <p align="justify"><strong><font color="#00cc00">Tentativo n.2<br /></font></strong>Controllo che il forno sia acceso per bene e senza scherzetti, procedo con la ricetta, questa volta aggiungo le albicocche decorando la superficie del cake a m&ograve; di linea prima di infornarlo. Dopo 10-15 minuti comincio a sentire puzza di bruciato: il cake si stava affossando al centro, mentre il resto lievitava e cresceva senza ordine, gocciolando dai bordi dello stampo e carbonizzandosi in forno. <strong>Non riusciva a crescere dove avevo messo le albicocche</strong> (????)... Dopo altri tentativi ho spento mestamente il forno: il cake si presentava con una voragine al centro, come se Mos&egrave; ci avesse fatto una passeggiata e le acque non si fossero richiuse alle sue spalle.</p>
            <p align="justify"><font color="#00cc00"><strong>Tentativo n.3<br /></strong></font>Non mi freghi pi&ugrave;, cake odioso, bando alla <em>frutta fresca</em> che fa acqua e allo <em>stampo da cake</em> che mi ha preso in antipatia. Torno ai miei <strong>dolci muffins</strong>... <br />Un successone, dei muffins buonissimi, da mangiare a colazione o sorseggiando una profumata tazza di t&egrave; freddo (in questo periodo bevo il <span style="FONT-STYLE: italic">Pi Lo Chung</span> regalatomi da <a href="http://www.ilpranzodibabette.com/" target="_blank">Kja</a> e del <span style="FONT-STYLE: italic">Cina Yin Zhen Silver Needle</span>, dono di <a href="http://insiemeate.splinder.com/" target="_blank">Acilia</a>: due cucchiaini per un litro di acqua in infusione per una notte. Grazie ragazze!).<br /><br /><br /><img alt="" src="/public/albicocche_lamponi_muffin.jpg" /></p>
            <p><em>Ingredienti per 12 muffins<br /></em><strong>Farina</strong> 200g<br /><strong>Uova</strong> 3<br /><strong>Zucchero di canna</strong> 160g<br /><strong>Burro fuso</strong> 150g<br /><strong>Cardamomo</strong> i semini di 2 o 3 bacche<br /><strong>Pistacchi</strong> 1 manciata <br /><strong>Albicocche</strong> secche 100g<br /><strong>Lamponi</strong> 12<br /><strong>Lievito</strong> 11g<br /><strong>Sale</strong> 1 pizzico</p>
            <p align="justify">Accendete il forno a 180&deg;.<br />Aprite le bacche di cardamomo e pestatene i semini; tritate grossolanamente i pistacchi.<br />Tagliate le albicocche in pezzetti non troppo piccoli.<br />Sbattete le uova con lo zucchero finch&eacute; il composto non risulti spumoso, quasi bianco: aggiungete nell'ordine la farina setacciata, il burro, i pistacchi, il cardamomo, il sale e le albicocche. Unite il lievito e versate il composto negli&nbsp;stampini, dove avrete precedentemente&nbsp; collocato un lampone per ogni muffin. Cuocete per 20-25 minuti. Fate raffreddare su una gratella e servite.</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
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            <td width="100">&nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=189]]></link>
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	<dc:date>2008-07-09T07:38:53+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Maricler</dc:creator>
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<item>
	<title><![CDATA[Sul vino - A Milano e non solo]]></title>
	<description><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="630" border="0">
    <tbody>
        <tr>
            <td>&nbsp;</td>
            <td><img alt="" src="/public/scarpitti1.jpg" /></td>
            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
        <tr>
            <td width="100">&nbsp;</td>
            <td>
            <p align="justify"><em><strong><font color="#00cc00"><br />::Sul vino...</font></strong></em><br /><br />Di vino capisco pochissimo, tecnicamente parlando. Non so come nasca, n&eacute; so distingure le variet&agrave; di uva, non so dove invecchi, non ho mai bevuto un <em>Riesling</em> e ho sentito da poco la parola <em>super Tuscan</em>. So a cosa serve il <em>decanter</em> ma non lo uso, non indovino sempre la temperatura a cui il vino va servito, non conosco molte etichette se non quelle note.<br />Date le premesse, non vi parler&ograve; di vino nel senso stretto: non pronuncer&ograve; le parole bouquet, fragranza, olfatto, n&eacute; azzarder&ograve; abbinamenti tra vino e un piatto particolare. <br />Mi limito quindi a fermare qui, con voi, in questo post, la mia <strong>passione nascente per il vino</strong>. <br />Quando ero piccola e pranzavo da mia nonna, a tavola c'era sempre una bottiglia di vino da assaggiare, cosa che io puntualmente evitavo di fare: proprio non mi piaceva quel vino annacquato e dolciastro, tanto apprezzato invece da mia sorella.<br />Durante gli anni universitari ho bevuto del vino al metanolo: il vino per ubriacarsi, insomma, senza pretese, quello da attorcigliamento delle budella e immancabile <em>hangover</em>. Per anni poi ho bevuto <em>whisky</em>, passione che ancora coltivo.<br />Dopo le bastonate degli anni bolognesi, il mio stomaco ha cominciato a pretendere vini buoni, nemmeno buonini: ho avuto la fortuna di vivere con <strong><a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=162" target="_blank">Chiara</a></strong>, che di vini ne capiva, e con Enrico, che aveva un'enoteca di famiglia, e cos&igrave; in quegli anni qualcosa di buono l'ho bevuto anche io.<br />Da quando sto con Fabrizio bevo anche di meno, forse perch&eacute; lui &egrave; astemio, forse perch&eacute; i miei amici bravi bevitori vivono lontani.<br />E allora come diamine mi &egrave; venuto questo pallino?<br />Mi &egrave; venuto perch&eacute; ho bevuto un paio di vini che mi hanno <em>folgorato il cuore</em>, un Greco di Pietracupa del 2006&nbsp;bevuto al <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=136" target="_blank"><strong>Papavero di Eboli</strong></a>&nbsp;e un Gewurztraminer di non <em>ricordopi&ugrave;cosa</em> suggeritomi da Max, ex maitre di <a href="http://www.nicolacavallaro.it/" target="_blank">Cavallaro</a>. <br />C'&egrave; da sottolineare un aspetto della mia conoscenza enologica: se tecnicamente non capisco una fava, il mio palato sa indicarmi sempre quale &egrave; la scelta migliore. So individuare benissimo cosa mi piace e cosa no, a differenza del cibo dove il mio gusto delle volte ha bisogno di essere addomesticato: col vino mi innamoro subito, mi entusiasmo o rimango indifferente, e quando trovo un vino che mi appassiona sono felice. E quel vino di solito &egrave; molto buono.<br />Ovviamente capirete che in questo momento, e finch&eacute; non riuscir&ograve; a costruirmi una cultura personale, ho bisogno di uno che mi guidi, che mi indichi cosa bere e come, che selezioni per me. Certo, posso chiedere ad amici pi&ugrave; competenti, e lo far&ograve;. <br /><br /><em><strong><font color="#00cc00">::Sul vino a Milano...</font></strong><br /></em><br />Ma ho risolto la situazione in maniera pi&ugrave; semplice: sono andata da <strong>Scarpitti</strong>.<br />Scarpitti, ex sommelier di Aimo e Nadia, apre insieme a sua moglie Paola e al sommelier Fulvio Simoni, l'enoteca omonima nel 2003: io l'ho conosciuto grazie ad Andrea Alfieri, chef del <a href="http://www.sempione42.com/" target="_blank">Sempione 42</a> (dove io e Fabrizio abbiamo voglia di <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/cerca.asp?cosa=sempione" target="_blank">tornare presto</a>), che in carta aveva delle etichette poco note tra cui l'amato Pietracupa. Chiacchera chiacchera, esce fuori il nome di Scarpitti. Da qui a trovarlo il passo &egrave; breve (<em>nzomma</em>, visto che l'enoteca non ha insegna e qui a Milano vige un sistema schizofrenico di numerazione dei civici, per&ograve; chiedete e lo troverete).<br />Un paio di etichette le avevo gi&agrave; in mente, altre le ha consigliate lui, Fabio Scarpitti, di una cordialit&agrave; fuori dal comune, molto professionale ma mai freddo, bravo a mettere a proprio agio e a consigliare. E poi, chiacchera chiacchera, si scopre che anche lui ha un'antipatia per <a href="http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=187" target="_blank">l'innominabile</a>. Mi ha consigliato un ristorante, <strong>Manna</strong>, che proveremo a breve.<br /><br /><em>Questi i miei acquisti<br /></em><br />Non poteva mancare un <strong><font color="#ff9900">Greco di Pietracupa</font></strong>, del 2007 (ho ancora un 2006 in casa)<br /><br /><img alt="" src="/public/scarpitti_pietracupa.jpg" /></p>
            <p align="justify">Un <strong><font color="#ff9900">Fiano di Mila Vuolo</font></strong>, 2006<br /><br /><img alt="" src="/public/scarpitti_fiano_vuolo.jpg" /></p>
            <p align="justify">Un <strong><font color="#ff9900">Fiano Riserva della Masseria Frattasi</font></strong>, 2007 e la&nbsp;<strong><font color="#ff9900">Birra Cascinazza</font></strong> realizzata dai monaci benedettini di Buccinasco <br /><br /><img alt="" src="/public/scarpitti_fiano_birra.jpg" /></p>
            <p align="justify">Un <strong><font color="#ff9900">Gewurztraminer Weger</font></strong>, 2007<br /><br /><img alt="" src="/public/scarpitti_weger.jpg" /></p>
            <p align="justify"><br />E appena avremo una casa vera, il primo acquisto saranno i bicchieri per il vino e la birra (che ora non ne ho nemmeno uno!).</p>
            <p align="justify"><strong>Scarpitti<br /></strong>Via Petrocchi 21 (venendo da Viale Monza, pochi metri dopo la farmacia)<br />20127 Milano, IT<br />Tel 02.28510470 - Fax 02.26893796<br /><a href="mailto:info@scarpittidistribuzione.it">info@scarpittidistribuzione.it</a><br /><a href="http://www.scarpittidistribuzione.it/" target="_blank">http://www.scarpittidistribuzione.it/</a></p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
            <p align="justify">&nbsp;</p>
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            <td>&nbsp;</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.thechefisonthetable.com/dblog/articolo.asp?articolo=191]]></link>
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	<dc:date>2008-07-03T21:02:35+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Maricler</dc:creator>
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